Google+ Badge

martedì 20 febbraio 2018

Non si butta via niente

Grazie ad Instagram sto conoscendo fior di esperti giardinieri, ai quali chiedo spesso consigli e suggerimenti. Tiziana é una delle mie fonti preferite. Attiva nei social "come nessuna mai", non tarda a venire in aiuto sia che si tratti di individuare i nomi di piante non riconosciute, sia per risolvere problemi di giardinaggio. In più é una delle blogger di "furighedda gardening" impeccabile e insostituibile blog! 
È capitato che pubblicando su Instagram una foto delle mie siepi di iperico, di fronte al mio disappunto per la scarsa fioritura lei mi scrivesse, "buttaci delle bucce di banana" per scoprire che quasi tutto quello che mangiamo serve anche alle piante! Ma sopratutto che fiori e rose traggono beneficio dall'interramento di quello"scarto"; perché le preziose bucce contengono considerevoli quantità di calcio, magnesio, zolfo, fosfati, sodio e silice. 
Appena consumate, conservo la buccia, la taglio a pezzettini e la interro o la spargo semplicemente sopra il terreno. Il gioco é fatto!

giovedì 15 febbraio 2018

Tempo di uscire






















Durante la mia visita settimanale ho fatto quattro passi nel prato di fianco casa per vedere come organizzare i lavori invernali prima dell'arrivo della nuova stagione. L'inverno regna nei colori e nell'aria gelida che si respira, anche se il verde dei primi ciuffi d'erba e le prime foglie degli iris preannunciano l'arrivo della primavera. La cosa insolita é  che, nonostante le piogge e un paio di nevicate, persistano ancora nel terreno argilloso alcune delle spaccature causate dall'aridità e dal caldo torrido della scorsa estate. Del resto il Comune di Acqui Terme ha tolto da poco l'ordinanza che vietava di usare l'acqua per usi non domestici, e non é una novità per chi vive in questa zona del Piemonte, che le precipitazioni siano sempre piu' scarse, e le temperature siano piú alte che in passato.
Nevica meno purtroppo, e senza neve il paesaggio é per me meno interessante. Il predominio dei marroni bruciati accompagnati da cieli bianchi o grigi, per chi é abituata ai colori dell'inverno ligure, mette sempre un filino di tristezza, che svanisce non appena spunta il sole e compaiono alla vista tutti quei lavori che per pigrizia e paura di uscire al gelo sono stato rimandati soprattutto da chi come me è priva di aiuti ed é un "giardiniere" (non si offendano i giardinieri) della domenica!







venerdì 29 dicembre 2017

Bulbo di anemone - Un'altra storia






















A Natale é arrivato questo simpatico kit per far crescere un bulbo di anemone. Frutto di un progetto realizzato per Natale dagli studenti del corso di agraria del Coronata Campus di Genova. Studenti speciali quelli del Campus di Coronata. Profughi richiedenti asilo che sono stati accolti nelle strutture gestite dall'ufficio diocesano Migrantes, che opera attraverso la cooperativa Un'altra storia dal 2014 e che propone in questa scuola un progetto di integrazione attiva, attraverso la frequenza di materie obbligatorie e corsi di formazione da scegliere tra scuola di sartoria, falegnameria, edilizia, agraria, fotografia. 
Ecco le istruzioni per la coltivazione dell'anemone allegate al kit:
"Gli anemoni, o fiori del vento, appartengono alla famiglia delle ranuncolacee, proveniente dal Sudafrica o dal Sudamerica. I bulbi hanno dimensione ridotta e sono fortemente disidratati.
La messa a dimora avviene nel periodo invernale per vederne la fioritura in primavera. Prima di piantarli, per consentire una perfetta idratazione, é conveniente lasciarli una notte in un bicchiere d'acqua a circa 20-25 ºC. Il giorno seguente sarà sufficiente scavare una piccola buca ed interrarli con le radici rivolte verso il basso ad una profondità pari a 7/10 cm. Per finire sarà sufficiente coprire la buca con la terra e comprimere leggermente per eliminare eventuali sacche d'aria. Gli anemoni amano il sole, quindi vi consiglio di piantarli in una zona soleggiata del giardino, o, se decidete di tenerli in casa, posizionateli in modo che possano godere appieno dei raggi del sole."


giovedì 14 dicembre 2017

Rosa di Natale




















La rosa di Natale è una pianta erbacea perenne, sempreverde, della famiglia delle ranuncolacee, rizomatosa, originaria dei Carpazi, dove si trova in abbondanza. Tipico fiore invernale, da tenere in casa solo per poche ore in questi giorni di festa, e da sistemare appena possibile in piena terra in un luogo ombroso del bosco giardino per lasciarla naturalizzare. In alternativa può essere coltivata anche in vaso purchè profondo, ma sempre all'aperto. Ama l'ombra pesante e il terreno compatto; l'ideale è un miscuglio di argilla  (4 parti) e una parte di sabbia grossolana di fiume. Durante la fioritura gradisce concimazioni liquide. La pianta è velenosa in tutte le sue parti e la linfa, al contatto con la cute, può provocare irritazione. Un bel fiore, da "maneggiare" con cura...
Il nome botanico è Helleborus Niger, mentre quello di "Rosa di Natale" deriva dal fatto che è in fiore in questi giorni con fiori semplici di colore bianco, alti dai 15 ai 30 cm.  Ha foglie basali a cinque segmenti lanceolati-appuntiti, coriacee, di colore verde scuro. È molto usata nelle composizioni di fiori recisi, per l'ornamento della casa.  
Il modo più semplice per moltiplicarla è per divisione subito dopo la fioritura, in primavera o in autunno, anche se probabilmente il primo anno non fiorirà.

giovedì 7 dicembre 2017

Appunti su #Porto - Fondazione Serralves




















Premetto che durante questa giornata di visita alla Fondazione Serralves, tutt'altro che idilliaca, ho preso una decisione storica. Non viaggerò più con marito al seguito o quantomeno, non farò piú visite turistiche insieme a lui!
Lontanissimi dall'essere una coppia perfetta, e pur conoscendoci bene, ci lanciamo talvolta in missioni improbabili che falliscono miseramente. É che non siamo portati per fare la spesa insieme, o andare all'ikea o in qualunque altro luogo che non sia un mercatino dell'antiquariato dove possiamo stare all'infinito. Troppe cose ci dividono: carattere, interessi, priorità, ed età.
Il risultato della nostra visita al parco e al museo Serralves?  Naturalmente un insuccesso, iniziato con una sua sosta al bar del museo, e con una delle sue frasi storiche: "visto un museo di arte contemporanea son visti tutti, tanto sono tutti uguali. Vai pure, ti aspetto qui". E il "qui" ovviamente sottintendeva anche un "fai presto mi raccomando"!
La visita al museo l'ho fatta quindi in solitaria e ne è valsa la pena. La qualità degli spazi é altissima; le grandi finestre catturano lo sguardo trasportandolo all'esterno, a volte rendendo il parco protagonista assoluto. Impossibile non proseguire all'esterno. Ma invece di andare per la mia strada sono tornata indietro a prenderlo per proseguire "insieme" nel parco. Errore madornale!
Perché appena abbiamo imboccato il sentiero tra le betulle che porta alla zona d'ingresso originaria, ha iniziato a sbuffare per il caldo. E quando ha visto il viale sterrato di Liquidambar ha iniziato ad "arrancare" alle mie calcagna brontolando nervosamente. Per poi capitolare seduto su un muretto ai margini del parterre centrale, perché non era certo sua intenzione seguirmi "in una foresta dove per giunta ci si imbratta anche le scarpe!".
Arrabbiatissima e con i nervi a fior di pelle che neanche un'ora e mezza di Vinyasa Yoga con Fiammetta avrebbero calmato, ho continuato da sola ed ho preso la storica decisione!
Perdonatemi quindi per questo post condizionato da una visita superficiale ma significativa.
La meta è una di quelle imperdibili per chi visita Porto, ama l'architettura contemporanea e i giardini.
Non volevo se ne perdesse traccia, almeno nella mia memoria.
Permettetemi un suggerimento per la buona riuscita della visita: astenetevi se accompagnate da mariti se/o rompipalle!
















Il parco ha una lunga storia che può essere suddivisa in tre momenti. Inizia nel 1923 quando il secondo Conte di Vizela, Carlos Alberto Cabral - potente magnate industriale del Portogallo settentrionale - eredita la casa estiva di famiglia nell'allora periferico quartiere di Serralves. Prosegue con i lavori che trasformeranno la casa estiva in residenza "contemporanea". In questa fase rientrano l'ampliamento del parco  - Cabral a partire dagli anni 40 iniziò ad acquisire terreni per espandere la proprietà - e i lavori per ridisegnarlo. Il parco copre attualmente una superficie di 18 ettari, all'interno della quale si trovano la residenza in stile decó, il museo di arte contemporanea Serralves, un bookstore, una tea house, e un auditorium, immersi in un paesaggio vegetale costituito da circa 8000 tra alberi ed arbusti di varietà indigene ed esotiche che rappresentano circa 230 specie e varietà.
L'ultimo periodo della vicenda inizia a partire dagli anni 80, quando la proprietà divenne pubblica e venne decisa la nuova destinazione d'uso del complesso. L'ultimo atto sarà la costruzione del museo per l'arte contemporanea, edificio per il quale fu chiamato l'architetto Alvaro Siza Vieria (1999), che volle come suoi consulenti l'artista paesaggista João Gomes da Silva ed Erika Skabar che supervisionarono, tra il 2000 e il 2006, i lavori per l'attuale sistemazione del parco.





































La villa
La villa progettata e costruita tra il 1924 e il 1940 in stile Art Decò, fu disegnata dall'architetto francese Charles Siclis e dall'architetto Marques da Silva - il progettista della stazione ferroviaria São Bento. Alla definizione degli interni presero parte un team di designers europei che furono coordinati dal proprietario stesso. Cabral infatti,  in seguito ai frequenti viaggi compiuti in tutta Europa, aveva sviluppato un gusto raffinatissimo e moderno, lontano da quello prevalente in quel periodo in Portogallo.
L'edificio si trova in uno dei punti più alti della proprietà, circondato dal parco con cui dialoga attivamente, in un continuo rapporto tra spazi interni e spazi esterni. La distribuzione é su tre piani; il piano interrato raccoglie le zone di servizio; al piano terra sono dislocati i saloni e le stanze di soggiorno; al primo piano si trovano gli appartamenti privati.
Se l'assetto distributivo e l'utilizzo del colore rosa nelle facciate non si discostano sostanzialmente dai canoni tipici delle case padronali portoghesi, è nella facciata che si manifestano gli elementi innovativi dell'edificio. La plasticità della composizione é enfatizzata impiegando il cemento per movimentare le facciate realizzate con parti sporgenti dagli angoli arrotondati, rientranze, e ampie bucature,  quasi dei "nastri vetrati" posti in verticale, e sono prive degli apparati tipici della decorazione tradizionale. Gli interni restaurati con la supervisione di Siza nel 2004 presentano arredi solo in parte originali, dato che molti oggetti furono dispersi nel tempo o venduti in aste prima dell'acquisizione della villa da parte dell'autorità portoghese. Fanno eccezione gli arredi della sala da pranzo e gli arredi fissi (porte, armadietti, cancelli, mobili da bagno, ecc.) che sono gli originali riacquistati dalla fondazione Serralves.
Cabral e sua moglie Blanche Daubin si trasferirono nella Villa nel 1944, ma ci vissero per pochissimo. A causa delle difficoltà finanziarie del conte, la villa fu venduta nei primi anni '50 a Delfim Ferreira, industriale tessile, con un accordo di vendita che ne impediva alterazioni e smembramenti.
Nel 1987 gli eredi di Delfim Ferreira vendettero la proprietà allo stato portoghese che la aprì da subito al pubblico destinando la villa a sede per mostre temporanee di arte moderna e contemporanea. Destinazione che anche attualmente la villa mantiene. L'edificio é parte del programma artistico della Fondazione Serralves ed offre i suoi spazi per le mostre e i progetti in programma affiancandosi ai nuovi spazi espositivi della fondazione, oltre a rappresentare esso stesso un museo, per la sua architettura e il suo design.














Il parco
Quando il Conte di Vizela ereditó la villa, il giardino era probabilmente dislocato nella parte posteriore della casa e allestito con aiuole a forma di fiori. Intorno era verosimilmente arricchito da ampie zone piantumate con specie ornamentali. Per il suo rinnovo Cabral chiamò un paesaggista famoso, il francese Jacques Greber, che il conte aveva conosciuto nel 1937 durante l'Esposizione Internazione di Arte e Tecnologia di Parigi. Greber era un professionista di solida esperienza; con giardini realizzati nella riviera francese e negli Stati Uniti. Durante l'esposizione aveva coordinato più di duecento designer, e realizzato i giardini che circondavano l'edificio "clou" della mostra, il "Palazzo Chaillot", oggi sede di diversi musei e del teatro nazionale de Chaillot. Da questa sua esperienza nacque il libro "Jardins modernes à l'Exposition Internazional de 1937", dove Greber espresse le sue idee sul giardino.
A Serralves Greber disegnerà un "giardino classico" con elementi formali, simmetria assiale, e piantagione restrittiva, aggiungendo elementi che ricordano gli schemi compositivi dei giardini persiani. Terrazzamenti, alberature e vasche d'acqua rettilinee si susseguono all'interno di un recinto rettangolare realizzato con masse di vegetazione posta simmetricamente. Il parterre caratterizzato dalle vasche rivestite di maioliche azzurre dai bordi rettilinei appena rialzati, viene enfatizzato con l'uso dei colori a contrasto. L'azzurro delle vasche e il rosa dei viali, il rosa e il verde delle aiuole che contengono erba e piante potate a sfera poste ad intervalli regolari.
Dal sito della villa posta in alto su una specie di piattaforma i due assi tracciati da Greber sono ben delineati. Quello longitudinale, lunghissimo, raggiunge l'estremità della proprietà, catturando la vista in una lunga prospettiva che dalle vasche del parterre si estende attraverso il viale che attraversa il bosco di quercie e converge sulle silhouette degli edifici che s'intravedono in fondo e chiudono l'orizzonte visivo.
Quello che avviene nella zona bassa del parco è una sorpresa non visibile dall'alto. Superata la vasca ottagonale con fontana che chiude il parterre, il terreno improvvisamente scende lungo il pendio in penombra del bosco, al fondo del quale si trova un ampio bacino d'acqua con grotta sotterranea, elementi preesistenti che Cabral volle conservare.
Attualmente nello stagno è collocata una scultura specchiante che amplifica gli spazi "naturali". Con i movimenti dei rami mossi dal vento, mutano le riflessioni sulle superfici specchianti e si materializzano nuovi spazi sempre diversi anche in funzione del variare della luce.
L'altro asse visivo é più corto. Si pone ad angolo retto rispetto all'asse centrale e offre viste sempre diverse a partire dai giardini formali che circondano la villa. Si comincia con il giardino delle camelie, si incontrano le siepi e i prati del parterre laterale, il viale alberato di Liquidambar styraciflua, e si giunge nella zona ottagonale che si affaccia sulla strada, zona di accesso originale della proprietà. Al centro dell'ottagono si trova una grande paletta per giardinieri rosso fiammante. La scultura di Claes Oldenburg e Coosje Van Bruggen - "Plantoir" - fa parte della collezione permanente del museo Serralves.
L'ingresso attuale al complesso è posto più in basso rispetto all'ottagono, in posizione baricentrica tra i nuovi edifici del museo (quelli di Siza) - sorti su un terreno laterale precedentemente occupato da un orto e da un aranceto -  e lo spazio ottagonale a cui si arriva percorrendo un sentiero tra alberi e funghi "artistici", un'altra delle installazioni visibili all'aperto.
Nella zona più bassa del parco sono presenti un giardino per le piante aromatiche e un orto pedagogico che purtroppo non sono riuscita a visitare.
Concludo con un testo sulla vegetazione che ho estratto dal sito ufficiale della Fondazione Serralves invitandovi a visitare la bellissima pagina di "geo-referencing" che permette di conoscere in dettaglio ogni singola pianta del parco.
"Il parco include(...)Alcune specie rare, come il trito (Taxus baccata, specie a rischio di estinzione in Portogallo), e altri esempi rappresentativi della flora portoghese, come Pinus pinea, Pinus pinaster, Castanea sativa ), quercia (Quercus suber), quercia (Quercus robur), agrifoglio (Ilex aquifolium, protetto dalla legge), biancospino (Crataegus monogyna), laurustina (Viburnum tinus) e nocciola (Corylus avellana).
La diversità delle specie e delle origini della flora esotica (non nativa) del Parco è vasto, tra cui: liquidambars (Liquidambar styraciflua), alberi di tulipani Virginia (Liriodendron tulipifera) e sequoia gigante (Sequoiadendron giganteum) dagli Stati Uniti; Cedri atlantici (Cedrus atlantica), cedri di Libano (Cedrus libani) e cedri himalayani (Cedrus deodara); il castagno indiano (Aesculus hippocastanum, che contrariamente al suo nome proviene effettivamente dai Balcani), rododendri arborei e tra gli altri, numerose varietà di camelie (Camellia japonica) di origine asiatica.
Questo prezioso patrimonio è stato sottoposto ad un esauriente studio, con la collaborazione dell'Università di Aveiro e CIBIO-InBIO, che ha previsto l'identificazione delle specie, il geo-referencing degli esemplari e lo sviluppo di una piattaforma che centralizza queste informazioni. In questo modo il pubblico può avere accesso all'indagine e utilizzare il suo contenuto per scopi scientifici e didattici.
Gli utenti hanno accesso alla quotazione e alla descrizione di ciascuna specie e dell'identificazione di ciascuno degli esemplari; Gli utenti hanno anche la possibilità di esplorare il Parco, applicando numerosi criteri, che vanno dall'origine della specie, alla zona del Parco dove si trova la specie, al tipo di foglia, nella stagione in cui fiorisce e che porta frutti , tra gli altri.
Questa piattaforma è utilizzata anche per la gestione e la manutenzione del Parco stesso, ed include anche un classico Herbarium depositato presso l'Università di Aveiro, che rappresenta la specie trovata nel Parco Serralves. L'accesso e la consultazione digitali sono garantiti riproducendo queste specie e includendole nella banca dati."
link:
sito ufficiale : Fondazione Serralves 
Per info sulle tariffe e i biglietti: sito ufficiale












mercoledì 1 novembre 2017

Appunti su #Porto - Giardini del Palazzo di Cristallo

Grande parco pubblico cittadino di circa 8 ettari, sorge su uno dei promontori nella zona centrale della città, nel quartiere di Massarelos. Con i suoi viali alberati, e i piccoli giardini terrazzati che si susseguono, scende verso il Douro offrendo ampie e scenografiche vedute sulla città e sul fiume. Nel parco non mancano piccoli animali che girano liberi, e prati, fontane, e sculture allegoriche. All'interno, lungo l'asse più importante, "l'Avenue of Lime Trees", si trovano alcuni edifici pubblici, la Biblioteca Comunale Almeida Garrett, e il Centro di Educazione Ambientale (CEA). A seguire la Conca Acustica, il Museo Romantico e la Cappella di Carlo Alberto, piccolo tempio voluto dalla principessa Augusta de Montléart in memoria del fratello. Fu eretta nel 1854 e precede di qualche anno la costruzione del Palazzo di Cristallo.
L'edificio che oggi é sede del Museo Romantico, ospitó nel 1848, Carlo Alberto di Savoia. Il re dopo la sconfitta subita dagli austriaci a Novara, abdicó in favore del figlio Vittorio e trascorse qui in esilio gli ultimi giorni della sua vita. Morí il 28 Luglio 1849. L'edificio del XVIII secolo si trova all'interno della Quinta da Macieirinha (l'entrata per il museo é da rua de Entre Quintas n. 220) e si affaccia sul Douro.  La casa museo che apparteneva alla famiglia Pinto Basto, mostra come era arredata una casa borghese dell'epoca, compreso il "Quarto do rei", l'appartamento del re, con la riproduzione degli arredi della stanza che aveva ospitato il re Carlo Alberto.
Poco sotto il museo, in un'altra terrazza del parco, si trova la sede dell'Istituto vinicolo di Porto (Solar do Vinho do Porto).
L'origine del parco é ottocentesca e la denominazione deriva dal "Palazzo di Cristallo", edificio oggi scomparso, che fu inaugurato nel 1865 per ospitare la grande Mostra Internazionale di Oporto. Per la sua costruzione fu chiamato l'architetto inglese Thomas Dillen Jones che prese a modello, riducendone le dimensioni, il Crystal Palace di Londra di Joseph Paxton (1851). L'edificio e il giardino ebbero da subito un successo strepitoso tra gli abitanti di Porto. Nel corso degli anni oltre ad ospitare numerose mostre ed esibizioni - tra cui l'esposizione agricola del 1903 e la mostra coloniale nell'estate del 1934 - è stato anche un importante centro culturale e sala da concerto.
Come il suo modello di riferimento - danneggiato più volte da incendi e definitivamente distrutto nel 1936 -  anche il palazzo di cristallo di Porto ebbe vita breve.  Fu demolito nel 1951 e nel 1956,  fu costruito al suo posto - su progetto dell'architetto locale José Carlos Loureiro - l'attuale edificio a pianta circolare con cupola in vetro e cemento. Chiamato inizialmente Sports Pavilion - era stato costruito con il pretesto di ospitare la Coppa del Mondo di Hockey - ospita tra gli altri, molti eventi sportivi di Porto ed oggi viene chiamato Rosa Mota Pavilion.
Il parco in stile romantico sembra non abbia subito trasformazioni e si conservi ancora nello stato originale dell'epoca. Fu progettato dal paesaggista tedesco Emil David (1839-1873), nell'ambito della costruzione del Crystal Palace e presenta bellissimi esemplari di tulipier (Liriodendron tulipifera), aceri americani (Acer negundo), tigli (Cordata, Platyphyllos e Tomentosa), camelie, magnolie (Magnolia grandiflora) metrosideros, palme (Washingtonia Robusta), araucarie (Araucaria Heterophylla), platani (Platano acerifolia).
































































Info: Per la visita occorrono un paio d'ore. Si accede da Rua Manuel Dom II, 4050-346 Porto















sabato 12 agosto 2017

libri 🍃 agosto 2017




















Il libro "Women Gardeners. Stivali, penne e pennelli di giardiniere appassionate" di Paola Fanucci, Edizioni ETS, è un saggio che dovrebbero possedere o si dovrebbe regalare agli amici appassionati di piante, fiori, giardini, arte e donne.
L'autrice, anch'essa giardiniera, ritrae sette figure di donne, intellettuali, artiste o semplicemente segretarie. Donne che con il lavoro sul "campo", lavoro intellettuale e manuale,  contribuirono a 'sdoganare" la figura femminile della giardiniera, dall'ambito domestico del giardino privato, dove operavano da sempre solerti e silenziose, ad un ambito più ampio, portandole a ricoprire ruoli pubblici prima impensati. Spesso figure non professionalmente "strutturate", divennero grazie alla pratica e alla sperimentazione, riconosciute e apprezzate divulgatrici, esperte di botanica, scrittrici di manuali, oltre che creatrici di giardini e infine  "landscape architect".
Il libro si apre con la storia di Jane Webb Loudon (1807-1858), definita dalla Fanucci "archetipo della donna giardiniera". Scrittrice "visionaria" di successo, decide dopo il matrimonio di mettere fine alla sua ignoranza e di "conoscere qualcosa sia di Botanica che di giardinaggio". Darà alle stampe nel 1842 il fortunatissimo libro "Botany for Ladies" dove insegnava a potare, vangare, innestare, offrendo notizie in modo semplice e dettagliato tanto che nel tempo conquistò anche lettori maschili che la indussero a cambiare il titolo della pubblicazione da "Botany for Ladies" a "Modern Botany".
Da questa anticipatrice del "fare giardino", il racconto prosegue descrivendo le figure moderne di Gertrude Jekylle (1843-1932)  e di Vita Sackville West (1892-1962) rispettivamente "pittrice del giardino" e "poeta del giardino", oltre a prendere in esame la figura di un'altra moderna e grandissima giardiniera, Edith Newbold Jones, conosciuta ai più con il cognome del marito, Edith Wharton (1862-1937), "dal sentimento del 'bel paesaggio' al giardino realizzato". Instancabile e coltissima viaggiatrice Edith fu autrice tra gli altri del libro " Italian Villas and their Gardens". Realizzò giardini che furono amati e molto imitati dalla colonia di americani benestanti che viveva in Francia, l'ultimo dei quali realizzato per lei stessa a Hyères in Costa Azzurra, dove, come racconta in una lettera, occupava le sue "(...) mattine al lavoro o al giardinaggio non presentandomi mai ai miei ospiti prima dell'ora di pranzo".
E sempre di lavoro racconta il capitolo dedicato a Beatrix Cadwalader Jones Farrand (1827-1959), definita "un'appassionata landscape gardener" che diceva "Ḕ un lavoro (il giardinaggio) - un duro lavoro - e allo stesso tempo è un piacere infinito. Con questa mia arte grandiosa non invidio il più grande pittore, o scultore o poeta che sia mai vissuto. Mi sembra che in questa siano unite tutte le arti."
Dal giardino come forma artistica si passa ad un giardino più naturale attraverso la figura di Margery Townsend Fish (1888-1969) "madre del moderno giardinaggio" che scriveva: " I modi di fare giardinaggio stanno cambiando. Invece di provare a fare i nostri giardini il più possibile differenti dalla natura, ci sforziamo ora di rendere un effetto naturale e puntiamo a produrre nel giardino ciò che la natura fa fuori, ma con piante coltivate."  La storia di Margery é esemplare. Ci insegna che qualcosa di buono si può fare anche iniziando un'attività da principianti cinquantenni.  Prima di diventare "maestra giardiniera" Margery lavorava come segretaria presso un giornale, e di giardinaggio non aveva nozioni. L'avventura per lei prende vita nel 1937, quando si sposa  con l'editore del suo giornale. Con lui lascia Londra e cambia vita.  Intraprendente e instancabile lavoratrice Mrs. Margery diventa nel giro di pochi anni un "esperta" giardiniera divulgatrice delle proprie conoscenze. Scrisse libri di successo raccontando l'esperienza acquisita durante la ristrutturazione del cottage che acquistò con il marito - solidamente edotto al giardinaggio - a East Lambrook Manor nel Somerset. Il giardino per la coppia doveva rispondere a requisiti precisi: " il primo era che doveva essere modesto e poco pretenzioso quanto la casa, il tipico "giardino da cottage", appunto, con viottoli tortuosi e scorci inattesi. Il secondo era che doveva essere facile da tenere in ordine". E dalla storia di Margery come si può non prendere esempio e ispirazione ?!
L'ultimo ritratto è quello di una donna raffinatissima e straordinaria. Colta, collezionista, conoscitrice d'arte e influente Rachel Lambert Mellon, (1910-2014) "una straordinaria Signora dei giardini contemporanei" paragonata dall'autrice a Isabella d'Este, che si racconta con queste parole con cui vi lascio sperando di avervi incuriosito:
" La mia prima consapevolezza (...) fu di essere una creatura molto piccola vicino ad un'aiuola di bianche, alte phlox nel giardino della mia madrina. Quest'imponente foresta di profumo e fiori bianchi, fu l'inizio dell'incessante interesse, passione e piacere per giardini e libri."