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giovedì 14 dicembre 2017

Rosa di Natale




















La rosa di Natale è una pianta erbacea perenne, sempreverde, della famiglia delle ranuncolacee, rizomatosa, originaria dei Carpazi, dove si trova in abbondanza. Tipico fiore invernale, da tenere in casa solo per poche ore in questi giorni di festa, e da sistemare appena possibile in piena terra in un luogo ombroso del bosco giardino per lasciarla naturalizzare. In alternativa può essere coltivata anche in vaso purchè profondo, ma sempre all'aperto. Ama l'ombra pesante e il terreno compatto; l'ideale è un miscuglio di argilla  (4 parti) e una parte di sabbia grossolana di fiume. Durante la fioritura gradisce concimazioni liquide. La pianta è velenosa in tutte le sue parti e la linfa, al contatto con la cute, può provocare irritazione. Un bel fiore, da "maneggiare" con cura...
Il nome botanico è Helleborus Niger, mentre quello di "Rosa di Natale" deriva dal fatto che è in fiore in questi giorni con fiori semplici di colore bianco, alti dai 15 ai 30 cm.  Ha foglie basali a cinque segmenti lanceolati-appuntiti, coriacee, di colore verde scuro. È molto usata nelle composizioni di fiori recisi, per l'ornamento della casa.  
Il modo più semplice per moltiplicarla è per divisione subito dopo la fioritura, in primavera o in autunno, anche se probabilmente il primo anno non fiorirà.

giovedì 7 dicembre 2017

Appunti su #Porto - Fondazione Serralves




















Premetto che durante questa giornata di visita alla Fondazione Serralves, tutt'altro che idilliaca, ho preso una decisione storica. Non viaggerò più con marito al seguito o quantomeno, non farò piú visite turistiche insieme a lui!
Lontanissimi dall'essere una coppia perfetta, e pur conoscendoci bene, ci lanciamo talvolta in missioni improbabili che falliscono miseramente. É che non siamo portati per fare la spesa insieme, o andare all'ikea o in qualunque altro luogo che non sia un mercatino dell'antiquariato dove possiamo stare all'infinito. Troppe cose ci dividono: carattere, interessi, priorità, ed età.
Il risultato della nostra visita al parco e al museo Serralves?  Naturalmente un insuccesso, iniziato con una sua sosta al bar del museo, e con una delle sue frasi storiche: "visto un museo di arte contemporanea son visti tutti, tanto sono tutti uguali. Vai pure, ti aspetto qui". E il "qui" ovviamente sottintendeva anche un "fai presto mi raccomando"!
La visita al museo l'ho fatta quindi in solitaria e ne è valsa la pena. La qualità degli spazi é altissima; le grandi finestre catturano lo sguardo trasportandolo all'esterno, a volte rendendo il parco protagonista assoluto. Impossibile non proseguire all'esterno. Ma invece di andare per la mia strada sono tornata indietro a prenderlo per proseguire "insieme" nel parco. Errore madornale!
Perché appena abbiamo imboccato il sentiero tra le betulle che porta alla zona d'ingresso originaria, ha iniziato a sbuffare per il caldo. E quando ha visto il viale sterrato di Liquidambar ha iniziato ad "arrancare" alle mie calcagna brontolando nervosamente. Per poi capitolare seduto su un muretto ai margini del parterre centrale, perché non era certo sua intenzione seguirmi "in una foresta dove per giunta ci si imbratta anche le scarpe!".
Arrabbiatissima e con i nervi a fior di pelle che neanche un'ora e mezza di Vinyasa Yoga con Fiammetta avrebbero calmato, ho continuato da sola ed ho preso la storica decisione!
Perdonatemi quindi per questo post condizionato da una visita superficiale ma significativa.
La meta è una di quelle imperdibili per chi visita Porto, ama l'architettura contemporanea e i giardini.
Non volevo se ne perdesse traccia, almeno nella mia memoria.
Permettetemi un suggerimento per la buona riuscita della visita: astenetevi se accompagnate da mariti se/o rompipalle!
















Il parco ha una lunga storia che può essere suddivisa in tre momenti. Inizia nel 1923 quando il secondo Conte di Vizela, Carlos Alberto Cabral - potente magnate industriale del Portogallo settentrionale - eredita la casa estiva di famiglia nell'allora periferico quartiere di Serralves. Prosegue con i lavori che trasformeranno la casa estiva in residenza "contemporanea". In questa fase rientrano l'ampliamento del parco  - Cabral a partire dagli anni 40 iniziò ad acquisire terreni per espandere la proprietà - e i lavori per ridisegnarlo. Il parco copre attualmente una superficie di 18 ettari, all'interno della quale si trovano la residenza in stile decó, il museo di arte contemporanea Serralves, un bookstore, una tea house, e un auditorium, immersi in un paesaggio vegetale costituito da circa 8000 tra alberi ed arbusti di varietà indigene ed esotiche che rappresentano circa 230 specie e varietà.
L'ultimo periodo della vicenda inizia a partire dagli anni 80, quando la proprietà divenne pubblica e venne decisa la nuova destinazione d'uso del complesso. L'ultimo atto sarà la costruzione del museo per l'arte contemporanea, edificio per il quale fu chiamato l'architetto Alvaro Siza Vieria (1999), che volle come suoi consulenti l'artista paesaggista João Gomes da Silva ed Erika Skabar che supervisionarono, tra il 2000 e il 2006, i lavori per l'attuale sistemazione del parco.





































La villa
La villa progettata e costruita tra il 1924 e il 1940 in stile Art Decò, fu disegnata dall'architetto francese Charles Siclis e dall'architetto Marques da Silva - il progettista della stazione ferroviaria São Bento. Alla definizione degli interni presero parte un team di designers europei che furono coordinati dal proprietario stesso. Cabral infatti,  in seguito ai frequenti viaggi compiuti in tutta Europa, aveva sviluppato un gusto raffinatissimo e moderno, lontano da quello prevalente in quel periodo in Portogallo.
L'edificio si trova in uno dei punti più alti della proprietà, circondato dal parco con cui dialoga attivamente, in un continuo rapporto tra spazi interni e spazi esterni. La distribuzione é su tre piani; il piano interrato raccoglie le zone di servizio; al piano terra sono dislocati i saloni e le stanze di soggiorno; al primo piano si trovano gli appartamenti privati.
Se l'assetto distributivo e l'utilizzo del colore rosa nelle facciate non si discostano sostanzialmente dai canoni tipici delle case padronali portoghesi, è nella facciata che si manifestano gli elementi innovativi dell'edificio. La plasticità della composizione é enfatizzata impiegando il cemento per movimentare le facciate realizzate con parti sporgenti dagli angoli arrotondati, rientranze, e ampie bucature,  quasi dei "nastri vetrati" posti in verticale, e sono prive degli apparati tipici della decorazione tradizionale. Gli interni restaurati con la supervisione di Siza nel 2004 presentano arredi solo in parte originali, dato che molti oggetti furono dispersi nel tempo o venduti in aste prima dell'acquisizione della villa da parte dell'autorità portoghese. Fanno eccezione gli arredi della sala da pranzo e gli arredi fissi (porte, armadietti, cancelli, mobili da bagno, ecc.) che sono gli originali riacquistati dalla fondazione Serralves.
Cabral e sua moglie Blanche Daubin si trasferirono nella Villa nel 1944, ma ci vissero per pochissimo. A causa delle difficoltà finanziarie del conte, la villa fu venduta nei primi anni '50 a Delfim Ferreira, industriale tessile, con un accordo di vendita che ne impediva alterazioni e smembramenti.
Nel 1987 gli eredi di Delfim Ferreira vendettero la proprietà allo stato portoghese che la aprì da subito al pubblico destinando la villa a sede per mostre temporanee di arte moderna e contemporanea. Destinazione che anche attualmente la villa mantiene. L'edificio é parte del programma artistico della Fondazione Serralves ed offre i suoi spazi per le mostre e i progetti in programma affiancandosi ai nuovi spazi espositivi della fondazione, oltre a rappresentare esso stesso un museo, per la sua architettura e il suo design.














Il parco
Quando il Conte di Vizela ereditó la villa, il giardino era probabilmente dislocato nella parte posteriore della casa e allestito con aiuole a forma di fiori. Intorno era verosimilmente arricchito da ampie zone piantumate con specie ornamentali. Per il suo rinnovo Cabral chiamò un paesaggista famoso, il francese Jacques Greber, che il conte aveva conosciuto nel 1937 durante l'Esposizione Internazione di Arte e Tecnologia di Parigi. Greber era un professionista di solida esperienza; con giardini realizzati nella riviera francese e negli Stati Uniti. Durante l'esposizione aveva coordinato più di duecento designer, e realizzato i giardini che circondavano l'edificio "clou" della mostra, il "Palazzo Chaillot", oggi sede di diversi musei e del teatro nazionale de Chaillot. Da questa sua esperienza nacque il libro "Jardins modernes à l'Exposition Internazional de 1937", dove Greber espresse le sue idee sul giardino.
A Serralves Greber disegnerà un "giardino classico" con elementi formali, simmetria assiale, e piantagione restrittiva, aggiungendo elementi che ricordano gli schemi compositivi dei giardini persiani. Terrazzamenti, alberature e vasche d'acqua rettilinee si susseguono all'interno di un recinto rettangolare realizzato con masse di vegetazione posta simmetricamente. Il parterre caratterizzato dalle vasche rivestite di maioliche azzurre dai bordi rettilinei appena rialzati, viene enfatizzato con l'uso dei colori a contrasto. L'azzurro delle vasche e il rosa dei viali, il rosa e il verde delle aiuole che contengono erba e piante potate a sfera poste ad intervalli regolari.
Dal sito della villa posta in alto su una specie di piattaforma i due assi tracciati da Greber sono ben delineati. Quello longitudinale, lunghissimo, raggiunge l'estremità della proprietà, catturando la vista in una lunga prospettiva che dalle vasche del parterre si estende attraverso il viale che attraversa il bosco di quercie e converge sulle silhouette degli edifici che s'intravedono in fondo e chiudono l'orizzonte visivo.
Quello che avviene nella zona bassa del parco è una sorpresa non visibile dall'alto. Superata la vasca ottagonale con fontana che chiude il parterre, il terreno improvvisamente scende lungo il pendio in penombra del bosco, al fondo del quale si trova un ampio bacino d'acqua con grotta sotterranea, elementi preesistenti che Cabral volle conservare.
Attualmente nello stagno è collocata una scultura specchiante che amplifica gli spazi "naturali". Con i movimenti dei rami mossi dal vento, mutano le riflessioni sulle superfici specchianti e si materializzano nuovi spazi sempre diversi anche in funzione del variare della luce.
L'altro asse visivo é più corto. Si pone ad angolo retto rispetto all'asse centrale e offre viste sempre diverse a partire dai giardini formali che circondano la villa. Si comincia con il giardino delle camelie, si incontrano le siepi e i prati del parterre laterale, il viale alberato di Liquidambar styraciflua, e si giunge nella zona ottagonale che si affaccia sulla strada, zona di accesso originale della proprietà. Al centro dell'ottagono si trova una grande paletta per giardinieri rosso fiammante. La scultura di Claes Oldenburg e Coosje Van Bruggen - "Plantoir" - fa parte della collezione permanente del museo Serralves.
L'ingresso attuale al complesso è posto più in basso rispetto all'ottagono, in posizione baricentrica tra i nuovi edifici del museo (quelli di Siza) - sorti su un terreno laterale precedentemente occupato da un orto e da un aranceto -  e lo spazio ottagonale a cui si arriva percorrendo un sentiero tra alberi e funghi "artistici", un'altra delle installazioni visibili all'aperto.
Nella zona più bassa del parco sono presenti un giardino per le piante aromatiche e un orto pedagogico che purtroppo non sono riuscita a visitare.
Concludo con un testo sulla vegetazione che ho estratto dal sito ufficiale della Fondazione Serralves invitandovi a visitare la bellissima pagina di "geo-referencing" che permette di conoscere in dettaglio ogni singola pianta del parco.
"Il parco include(...)Alcune specie rare, come il trito (Taxus baccata, specie a rischio di estinzione in Portogallo), e altri esempi rappresentativi della flora portoghese, come Pinus pinea, Pinus pinaster, Castanea sativa ), quercia (Quercus suber), quercia (Quercus robur), agrifoglio (Ilex aquifolium, protetto dalla legge), biancospino (Crataegus monogyna), laurustina (Viburnum tinus) e nocciola (Corylus avellana).
La diversità delle specie e delle origini della flora esotica (non nativa) del Parco è vasto, tra cui: liquidambars (Liquidambar styraciflua), alberi di tulipani Virginia (Liriodendron tulipifera) e sequoia gigante (Sequoiadendron giganteum) dagli Stati Uniti; Cedri atlantici (Cedrus atlantica), cedri di Libano (Cedrus libani) e cedri himalayani (Cedrus deodara); il castagno indiano (Aesculus hippocastanum, che contrariamente al suo nome proviene effettivamente dai Balcani), rododendri arborei e tra gli altri, numerose varietà di camelie (Camellia japonica) di origine asiatica.
Questo prezioso patrimonio è stato sottoposto ad un esauriente studio, con la collaborazione dell'Università di Aveiro e CIBIO-InBIO, che ha previsto l'identificazione delle specie, il geo-referencing degli esemplari e lo sviluppo di una piattaforma che centralizza queste informazioni. In questo modo il pubblico può avere accesso all'indagine e utilizzare il suo contenuto per scopi scientifici e didattici.
Gli utenti hanno accesso alla quotazione e alla descrizione di ciascuna specie e dell'identificazione di ciascuno degli esemplari; Gli utenti hanno anche la possibilità di esplorare il Parco, applicando numerosi criteri, che vanno dall'origine della specie, alla zona del Parco dove si trova la specie, al tipo di foglia, nella stagione in cui fiorisce e che porta frutti , tra gli altri.
Questa piattaforma è utilizzata anche per la gestione e la manutenzione del Parco stesso, ed include anche un classico Herbarium depositato presso l'Università di Aveiro, che rappresenta la specie trovata nel Parco Serralves. L'accesso e la consultazione digitali sono garantiti riproducendo queste specie e includendole nella banca dati."
link:
sito ufficiale : Fondazione Serralves 
Per info sulle tariffe e i biglietti: sito ufficiale












mercoledì 1 novembre 2017

Appunti su #Porto - Giardini del Palazzo di Cristallo

Grande parco pubblico cittadino di circa 8 ettari, sorge su uno dei promontori nella zona centrale della città, nel quartiere di Massarelos. Con i suoi viali alberati, e i piccoli giardini terrazzati che si susseguono, scende verso il Douro offrendo ampie e scenografiche vedute sulla città e sul fiume. Nel parco non mancano piccoli animali che girano liberi, e prati, fontane, e sculture allegoriche. All'interno, lungo l'asse più importante, "l'Avenue of Lime Trees", si trovano alcuni edifici pubblici, la Biblioteca Comunale Almeida Garrett, e il Centro di Educazione Ambientale (CEA). A seguire la Conca Acustica, il Museo Romantico e la Cappella di Carlo Alberto, piccolo tempio voluto dalla principessa Augusta de Montléart in memoria del fratello. Fu eretta nel 1854 e precede di qualche anno la costruzione del Palazzo di Cristallo.
L'edificio che oggi é sede del Museo Romantico, ospitó nel 1848, Carlo Alberto di Savoia. Il re dopo la sconfitta subita dagli austriaci a Novara, abdicó in favore del figlio Vittorio e trascorse qui in esilio gli ultimi giorni della sua vita. Morí il 28 Luglio 1849. L'edificio del XVIII secolo si trova all'interno della Quinta da Macieirinha (l'entrata per il museo é da rua de Entre Quintas n. 220) e si affaccia sul Douro.  La casa museo che apparteneva alla famiglia Pinto Basto, mostra come era arredata una casa borghese dell'epoca, compreso il "Quarto do rei", l'appartamento del re, con la riproduzione degli arredi della stanza che aveva ospitato il re Carlo Alberto.
Poco sotto il museo, in un'altra terrazza del parco, si trova la sede dell'Istituto vinicolo di Porto (Solar do Vinho do Porto).
L'origine del parco é ottocentesca e la denominazione deriva dal "Palazzo di Cristallo", edificio oggi scomparso, che fu inaugurato nel 1865 per ospitare la grande Mostra Internazionale di Oporto. Per la sua costruzione fu chiamato l'architetto inglese Thomas Dillen Jones che prese a modello, riducendone le dimensioni, il Crystal Palace di Londra di Joseph Paxton (1851). L'edificio e il giardino ebbero da subito un successo strepitoso tra gli abitanti di Porto. Nel corso degli anni oltre ad ospitare numerose mostre ed esibizioni - tra cui l'esposizione agricola del 1903 e la mostra coloniale nell'estate del 1934 - è stato anche un importante centro culturale e sala da concerto.
Come il suo modello di riferimento - danneggiato più volte da incendi e definitivamente distrutto nel 1936 -  anche il palazzo di cristallo di Porto ebbe vita breve.  Fu demolito nel 1951 e nel 1956,  fu costruito al suo posto - su progetto dell'architetto locale José Carlos Loureiro - l'attuale edificio a pianta circolare con cupola in vetro e cemento. Chiamato inizialmente Sports Pavilion - era stato costruito con il pretesto di ospitare la Coppa del Mondo di Hockey - ospita tra gli altri, molti eventi sportivi di Porto ed oggi viene chiamato Rosa Mota Pavilion.
Il parco in stile romantico sembra non abbia subito trasformazioni e si conservi ancora nello stato originale dell'epoca. Fu progettato dal paesaggista tedesco Emil David (1839-1873), nell'ambito della costruzione del Crystal Palace e presenta bellissimi esemplari di tulipier (Liriodendron tulipifera), aceri americani (Acer negundo), tigli (Cordata, Platyphyllos e Tomentosa), camelie, magnolie (Magnolia grandiflora) metrosideros, palme (Washingtonia Robusta), araucarie (Araucaria Heterophylla), platani (Platano acerifolia).
































































Info: Per la visita occorrono un paio d'ore. Si accede da Rua Manuel Dom II, 4050-346 Porto















sabato 12 agosto 2017

libri 🍃 agosto 2017




















Il libro "Women Gardeners. Stivali, penne e pennelli di giardiniere appassionate" di Paola Fanucci, Edizioni ETS, è un saggio che dovrebbero possedere o si dovrebbe regalare agli amici appassionati di piante, fiori, giardini, arte e donne.
L'autrice, anch'essa giardiniera, ritrae sette figure di donne, intellettuali, artiste o semplicemente segretarie. Donne che con il lavoro sul "campo", lavoro intellettuale e manuale,  contribuirono a 'sdoganare" la figura femminile della giardiniera, dall'ambito domestico del giardino privato, dove operavano da sempre solerti e silenziose, ad un ambito più ampio, portandole a ricoprire ruoli pubblici prima impensati. Spesso figure non professionalmente "strutturate", divennero grazie alla pratica e alla sperimentazione, riconosciute e apprezzate divulgatrici, esperte di botanica, scrittrici di manuali, oltre che creatrici di giardini e infine  "landscape architect".
Il libro si apre con la storia di Jane Webb Loudon (1807-1858), definita dalla Fanucci "archetipo della donna giardiniera". Scrittrice "visionaria" di successo, decide dopo il matrimonio di mettere fine alla sua ignoranza e di "conoscere qualcosa sia di Botanica che di giardinaggio". Darà alle stampe nel 1842 il fortunatissimo libro "Botany for Ladies" dove insegnava a potare, vangare, innestare, offrendo notizie in modo semplice e dettagliato tanto che nel tempo conquistò anche lettori maschili che la indussero a cambiare il titolo della pubblicazione da "Botany for Ladies" a "Modern Botany".
Da questa anticipatrice del "fare giardino", il racconto prosegue descrivendo le figure moderne di Gertrude Jekylle (1843-1932)  e di Vita Sackville West (1892-1962) rispettivamente "pittrice del giardino" e "poeta del giardino", oltre a prendere in esame la figura di un'altra moderna e grandissima giardiniera, Edith Newbold Jones, conosciuta ai più con il cognome del marito, Edith Wharton (1862-1937), "dal sentimento del 'bel paesaggio' al giardino realizzato". Instancabile e coltissima viaggiatrice Edith fu autrice tra gli altri del libro " Italian Villas and their Gardens". Realizzò giardini che furono amati e molto imitati dalla colonia di americani benestanti che viveva in Francia, l'ultimo dei quali realizzato per lei stessa a Hyères in Costa Azzurra, dove, come racconta in una lettera, occupava le sue "(...) mattine al lavoro o al giardinaggio non presentandomi mai ai miei ospiti prima dell'ora di pranzo".
E sempre di lavoro racconta il capitolo dedicato a Beatrix Cadwalader Jones Farrand (1827-1959), definita "un'appassionata landscape gardener" che diceva "Ḕ un lavoro (il giardinaggio) - un duro lavoro - e allo stesso tempo è un piacere infinito. Con questa mia arte grandiosa non invidio il più grande pittore, o scultore o poeta che sia mai vissuto. Mi sembra che in questa siano unite tutte le arti."
Dal giardino come forma artistica si passa ad un giardino più naturale attraverso la figura di Margery Townsend Fish (1888-1969) "madre del moderno giardinaggio" che scriveva: " I modi di fare giardinaggio stanno cambiando. Invece di provare a fare i nostri giardini il più possibile differenti dalla natura, ci sforziamo ora di rendere un effetto naturale e puntiamo a produrre nel giardino ciò che la natura fa fuori, ma con piante coltivate."  La storia di Margery é esemplare. Ci insegna che qualcosa di buono si può fare anche iniziando un'attività da principianti cinquantenni.  Prima di diventare "maestra giardiniera" Margery lavorava come segretaria presso un giornale, e di giardinaggio non aveva nozioni. L'avventura per lei prende vita nel 1937, quando si sposa  con l'editore del suo giornale. Con lui lascia Londra e cambia vita.  Intraprendente e instancabile lavoratrice Mrs. Margery diventa nel giro di pochi anni un "esperta" giardiniera divulgatrice delle proprie conoscenze. Scrisse libri di successo raccontando l'esperienza acquisita durante la ristrutturazione del cottage che acquistò con il marito - solidamente edotto al giardinaggio - a East Lambrook Manor nel Somerset. Il giardino per la coppia doveva rispondere a requisiti precisi: " il primo era che doveva essere modesto e poco pretenzioso quanto la casa, il tipico "giardino da cottage", appunto, con viottoli tortuosi e scorci inattesi. Il secondo era che doveva essere facile da tenere in ordine". E dalla storia di Margery come si può non prendere esempio e ispirazione ?!
L'ultimo ritratto è quello di una donna raffinatissima e straordinaria. Colta, collezionista, conoscitrice d'arte e influente Rachel Lambert Mellon, (1910-2014) "una straordinaria Signora dei giardini contemporanei" paragonata dall'autrice a Isabella d'Este, che si racconta con queste parole con cui vi lascio sperando di avervi incuriosito:
" La mia prima consapevolezza (...) fu di essere una creatura molto piccola vicino ad un'aiuola di bianche, alte phlox nel giardino della mia madrina. Quest'imponente foresta di profumo e fiori bianchi, fu l'inizio dell'incessante interesse, passione e piacere per giardini e libri."

domenica 6 agosto 2017

Santa Rosa e talee




















L'anno scorso in Agosto avevo provato a fare un pò per gioco, qualche talea di rosa. Ne avevo parlato in questo post. L'esperimento con mia sorpresa é riuscito. Quasi tutte le talee hanno emesso getti e radici,  e questa primavera le ho trasferite in piena terra dove tutt'ora sopravvivono nonostante il caldo del terribile "Lucifero".
Meno bene é andata con le talee di lavanda e di bosso quesi tutte marcite. 
Ma dato che si riavvicina il periodo propizio per le talee di rosa (Santa Rosa da Lima é il 23 Agosto) vi consiglio di mettere in borsa un paio di forbici o un coltellino, ben puliti e affilati, e di guardarvi intorno alla ricerca di cespugli da propagare. 
Oltre alla rose quest'anno vorrei provare qualche talea di hydrangea da mettere a dimora in due zone che ho individuato nel piccolo parco vicino a casa.

Ma andando nello specifico, cosa sono le talee e come avviene la radicazione?
In generale la talea é una porzione di pianta che viene tagliata per essere usata nella propagazione. Più in generale si definiscono "talea di fusto" o "caulina" quelle ottenute da una porzione qualsiasi del fusto di una pianta. 
Le talee del periodo estivo (da metà Luglio a tutto Agosto), sono definite talee semi-legnose perché sono prelevate dalla vegetazione dell'anno non ancora maturata, tagliando dal fusto principale dei rametti coperti di foglie, in cui la punta è ancora tenera.
Le radici vengono emesse direttamente sul fusto nel "callo" che si sviluppa alla base, e si chiamano "avventizie" perchè si aggiungono alle principali. Si formano attraverso il lavoro delle cellule del "cambio" e delle "auxine", che sono sostanze naturali o di sintesi (ormoni) che influenzano la crescita della pianta. Controllano lo sviluppo dei germogli, la formazione delle radici e altri processi fisiologici. Il "cambio" é uno strato di cellule embrionali, capaci di generare nuove cellule che formeranno l'ispessimento dei fusti e delle radice, e si trova vicino ai tessuti in cui scorrono le sostanze nutrienti e l'acqua necessari allo sviluppo della pianta.  
Le auxine possono essere integrate con ormoni rizogeni da applicare sul taglio, per stimolare l'emissione di radici di alcune piante.  In commercio si trovano sotto forma di polveri o liquidi e spesso contengono sostanze fungicida che aiutano a prevenire le infezioni che possono formarsi nei tessuti feriti. Teniamo presente che le infezioni fungine possono essere evitate se si ha l'accortezza di usare lame pulite e affilate per eseguire il taglio. 
Ed ora cercherò di rispondere ad un paio di domande che mi ero posta l'anno scorso mentre eseguivo per la prima volta le talee.

Dove tagliare? 
Le talee cauline si prelevano tagliando poco al di sotto di un nodo, cioé poco sotto il punto dove la foglia si inserisce nel fusto, perchè il "cambio" in quel punto é più attivo.
E' preferibile prelevare le talee da quei rami privi di gemme fiorali, perché l'effetto degli ormoni rizogeni viene annullato dalla fioritura. Se questo non è possibile bisogna togliere le gemme dalla talea. 

Quanto e cosa tagliare? 
Bisogna tagliare dei rametti di circa 15-20 cm  di lunghezza o in alternativa tagliare una porzione di fusto che abbia presenti almeno 5-6 nodi.
Una  volta effettuato il taglio si eliminano le foglie alla base, per lasciare libera la parte del fusto da interrare, e si spunta l'apice erbaceo immediatamente sopra una foglia, in modo che la talea diventi lunga 5-12 cm. Per stimolare l'emissione delle radici si può rimuovere un lembo di corteccia nei primi 2,5 cm della base effettuando un taglio obliquo superficiale verso il basso. In questo modo si porta all'aria il fusto verde pieno di midollo, e si espone all'aria una maggiore superficie di cambio. 
Se il fusto é molto sottile si può incidere verticalmente il gambo.
La talea a questo punto, per emettere le radici e i nuovi getti, aumenta la produzione di sostanza organica attraverso la fotosintesi. Le foglie presenti sulla talea svolgono questa funzione perdendo acqua dai pori. Una perdita eccessiva di acqua però ostacola l'attecchimento della pianta. Per questo motivo bisogna eliminare le foglie mature lasciandone solo quattro oltre a quelle immature. Nel caso la superficie delle foglie mature fosse importante é preferibile dimezzarla tagliandola obliquamente.

Come curare le talee?
Una volta preparate, le talee vanno interrate in vasetti riempiti di un composto soffice e areato che si ottiene mescolando in proporzione di 50:50 il terriccio con granelli di perlite. 
Per le talee di rosa bisogna bagnare bene il composto nel vasetto, forare con una matita e inserire il rametto di talea. Se si utilizzano gli ormoni prima di inserire il gambo nel vasetto, lo si bagna e lo si strofina nella polvere ormonica togliendo la polvere in eccesso. Una volta inserito nel vaso, si comprime con le dita il terriccio intorno al fusto in modo da non lasciare spazi vuoti, e si bagna nuovamente con acqua.
I vasetti si pongono in una zona luminosa ma ombreggiata del giardino vaporizzando acqua in modo che il terriccio sia sempre umido ma non troppo bagnato, altrimenti le talee marciscono.
In inverno possono essere riparati avvolgendo sul vaso un sacchetto di plastica oppure si ripongono in un cassone freddo. Io più semplicemente, dato che l'inverno é stato mite, ho lasciato i vasetti all'aria aperta in ombra, controllando che il terriccio non asciugasse. 
Per preservarli dal freddo li ho ricoperti con uno strato di pacciamatura di foglie. 






giovedì 8 giugno 2017

diario dal giardino - giugno

Dai non é andata così male, meno terribile del previsto. Una giornata di lavoro intenso con poche soste, nessun imprevisto e tanta soddisfazione. Sono rimaste da sistemare due delle piante acquistate a "Fiorissima", perché l'area in cui voglio piantarle é da ripulire con il decespugliatore.
La mattina è volata lavorando l'aiuola dove in autunno avevo piantato allium ( 'Beau Regard'  e 'Aflatulense Purple Sensation') e tulipani. Da giorni aspettavo arrivasse il momento giusto per dissotterrare i bulbi; perché francamente i tulipani sfioriti non mi piacciono granché. Per metterli al riparo però bisogna aspettare che tutte le foglie siano completamente secche. E prima di riporli in cantina, dove staranno tranquilli fino a Novembre, vanno sciacquati con acqua e, non appena asciutti, disinfettati con cenere di legna. 
Gli allium invece li trovo splendidi anche da secchi. Le foglie ingialliscono subito appena esplode il fiore, tanto che per ottenere un bell'effetto andrebbero coperte piazzando in primo piano delle piante con ampio fogliame. Cosa che qui non ho ancora fatto,  ma che ho realizzato in una vicina aiuola, dove sono inseriti tra iris che ricoprono totalmente il loro fogliame secco lasciando in vista soltanto lo stelo altissimo e la sfera fiorita.  Con gli allium recisi, spettacolari anche da secchi, farò un vaso da mettere in casa.  Al momento li ho lasciati in giardino in attesa che le 'forbicine' abbandonino i fiori degli aflatulense .
Al posto dei tulipani ho piazzato le tre bellissime 'Cosmos Sonata' , dalle sfumature in gradazione, bianco, rosa tenue e rosa intenso, che vicino al rosa pallido della centifolia muscosa 'Mm Louise Levêque' mi sembrano d'effetto. 
La cosmos è una pianta annuale che sviluppa cespugli tondeggianti fioriti da primavera all'estate. Ama il sole ed è di facile coltivazione (...lo vedremo!).  Di seguito ho sistemato due tipi di Verbena,  la Canadensis 'Homestead Purple', e una 'Verbena Bonariensin' vicino alla Scabiosa caucasica 'Perfecta Alba'. Tutte erbacee a bassa manutenzione e amanti del sole, differiscono per altezza, e resistenza al gelo. La verbena canadensins é una pianta bassa (altezza di 30 cm) ma vigorosa, mentre la Bonariensis raggiunge il metro e mezzo. Crescono come la scabiosa, anche in terreni poco esigenti ma richiedono una pacciamatura invernale. La scabiosa cresce lentamente non superando i 50 cm. Resiste in climi freddi (-20) e, come la verbena, in estate non richiede frequenti annaffiature.
Nel pomeriggio ho spostato in una zona di mezz'ombra quattro piante di 'Phlox Paniculata' che crescevano soffrendo in pieno sole, e al loro posto ho piantato due tipi di salvie - una farinacea dal fiore blu elettrico e una nemorosa 'Caradonna' - una 'Stipa Tenuissima', e due bellissime  'Agastasche Blue Fortune' che attirano le farfalle. Infine, le mie amatissime lavande. Ho aggiunto due lavande angustifolie hidcote, dai fiori blu intenso e due profumatissime Lavanda Angustifolia 'Ellegance'.




























sabato 3 giugno 2017

fiorissima

parco di villa schella, ovada




















Giornata calda e ventosa a "fiorissima" , mostra mercato di piante insolite e inusuali, organizzata da un associazione di vivaisti, "Gardening in collina" e dall'arch. Giovanna Zerbo.
Tanti gli espositori presenti, di fiori ma non solo. Sono presenti stand di prodotti naturali (cibo, cosmesi naturale, antichità, complementi d'arredo, prodotti naturali per la lotta agli insetti), di attrezzi agricoli, e artigianato. Tante le iniziative e gli incontri all'interno della fiera, e numerosi gli eventi collaterali, alcuni conclusi, come il mercatino di antiquariato per le strade del centro storico di Ovada, altri ancora in essere con le visite guidate ai castelli di Tagliolo e di Rocca Grimalda.
Se siete in zona andateci, non vi deluderà o segnate in agenda le date per il prossimo anno (2-3 giugno 2018). Per gli appassionati di giardinaggio come me (neofiti e curiosi) le fiere sono un luogo pericoloso e tentatore...se qualcuno conosce un rimedio per l'acquisto compulsivo mi faccia sapere. 
Io nonostante i respiri profondi e la ricerca di equilibrio non ho resistito e mi sono fatta tentare andandoci giù pesante nello stand "il peccato vegetale" ! Qui il gentilissimo Enrico Riva che ringrazio per i tanti suggerimenti e consigli sulla manutenzione delle piante, espone tantissimi tipi di piante erbacee perenni e perlagonium a foglia profumata. 
Come potete immaginare la festa non poteva concludersi così.  E infatti niente mi ha fermato davanti ad una delle bellissime rose antiche dell'"Azienda Agricola Maurizio Feletig".
L'ultima sosta golosa é stata la visita al bellissimo stand del  "L'erbaio della Gorra" dove mi sono fatta tentare da una bellissima scabiosa gigante bianca e dalle fronde sinuose di stipa che stava al suo fianco. 
E domani, con il lavoro per la messa a dimora delle nuove arrivate, arriverà il tempo per l'espiazione dei peccati!