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sabato 12 agosto 2017

libri 🍃 agosto 2017




















Il libro "Women Gardeners. Stivali, penne e pennelli di giardiniere appassionate" di Paola Fanucci, Edizioni ETS, è un saggio che dovrebbero possedere o si dovrebbe regalare agli amici appassionati di piante, fiori, giardini, arte e donne.
L'autrice, anch'essa giardiniera, ritrae sette figure di donne, intellettuali, artiste o semplicemente segretarie. Donne che con il lavoro sul "campo", lavoro intellettuale e manuale,  contribuirono a 'sdoganare" la figura femminile della giardiniera, dall'ambito domestico del giardino privato, dove operavano da sempre solerti e silenziose, ad un ambito più ampio, portandole a ricoprire ruoli pubblici prima impensati. Spesso figure non professionalmente "strutturate", divennero grazie alla pratica e alla sperimentazione, riconosciute e apprezzate divulgatrici, esperte di botanica, scrittrici di manuali, oltre che creatrici di giardini e infine  "landscape architect".
Il libro si apre con la storia di Jane Webb Loudon (1807-1858), definita dalla Fanucci "archetipo della donna giardiniera". Scrittrice "visionaria" di successo, decide dopo il matrimonio di mettere fine alla sua ignoranza e di "conoscere qualcosa sia di Botanica che di giardinaggio". Darà alle stampe nel 1842 il fortunatissimo libro "Botany for Ladies" dove insegnava a potare, vangare, innestare, offrendo notizie in modo semplice e dettagliato tanto che nel tempo conquistò anche lettori maschili che la indussero a cambiare il titolo della pubblicazione da "Botany for Ladies" a "Modern Botany".
Da questa anticipatrice del "fare giardino", il racconto prosegue descrivendo le figure moderne di Gertrude Jekylle (1843-1932)  e di Vita Sackville West (1892-1962) rispettivamente "pittrice del giardino" e "poeta del giardino", oltre a prendere in esame la figura di un'altra moderna e grandissima giardiniera, Edith Newbold Jones, conosciuta ai più con il cognome del marito, Edith Wharton (1862-1937), "dal sentimento del 'bel paesaggio' al giardino realizzato". Instancabile e coltissima viaggiatrice Edith fu autrice tra gli altri del libro " Italian Villas and their Gardens". Realizzò giardini che furono amati e molto imitati dalla colonia di americani benestanti che viveva in Francia, l'ultimo dei quali realizzato per lei stessa a Hyères in Costa Azzurra, dove, come racconta in una lettera, occupava le sue "(...) mattine al lavoro o al giardinaggio non presentandomi mai ai miei ospiti prima dell'ora di pranzo".
E sempre di lavoro racconta il capitolo dedicato a Beatrix Cadwalader Jones Farrand (1827-1959), definita "un'appassionata landscape gardener" che diceva "Ḕ un lavoro (il giardinaggio) - un duro lavoro - e allo stesso tempo è un piacere infinito. Con questa mia arte grandiosa non invidio il più grande pittore, o scultore o poeta che sia mai vissuto. Mi sembra che in questa siano unite tutte le arti."
Dal giardino come forma artistica si passa ad un giardino più naturale attraverso la figura di Margery Townsend Fish (1888-1969) "madre del moderno giardinaggio" che scriveva: " I modi di fare giardinaggio stanno cambiando. Invece di provare a fare i nostri giardini il più possibile differenti dalla natura, ci sforziamo ora di rendere un effetto naturale e puntiamo a produrre nel giardino ciò che la natura fa fuori, ma con piante coltivate."  La storia di Margery é esemplare. Ci insegna che qualcosa di buono si può fare anche iniziando un'attività da principianti cinquantenni.  Prima di diventare "maestra giardiniera" Margery lavorava come segretaria presso un giornale, e di giardinaggio non aveva nozioni. L'avventura per lei prende vita nel 1937, quando si sposa  con l'editore del suo giornale. Con lui lascia Londra e cambia vita.  Intraprendente e instancabile lavoratrice Mrs. Margery diventa nel giro di pochi anni un "esperta" giardiniera divulgatrice delle proprie conoscenze. Scrisse libri di successo raccontando l'esperienza acquisita durante la ristrutturazione del cottage che acquistò con il marito - solidamente edotto al giardinaggio - a East Lambrook Manor nel Somerset. Il giardino per la coppia doveva rispondere a requisiti precisi: " il primo era che doveva essere modesto e poco pretenzioso quanto la casa, il tipico "giardino da cottage", appunto, con viottoli tortuosi e scorci inattesi. Il secondo era che doveva essere facile da tenere in ordine". E dalla storia di Margery come si può non prendere esempio e ispirazione ?!
L'ultimo ritratto è quello di una donna raffinatissima e straordinaria. Colta, collezionista, conoscitrice d'arte e influente Rachel Lambert Mellon, (1910-2014) "una straordinaria Signora dei giardini contemporanei" paragonata dall'autrice a Isabella d'Este, che si racconta con queste parole con cui vi lascio sperando di avervi incuriosito:
" La mia prima consapevolezza (...) fu di essere una creatura molto piccola vicino ad un'aiuola di bianche, alte phlox nel giardino della mia madrina. Quest'imponente foresta di profumo e fiori bianchi, fu l'inizio dell'incessante interesse, passione e piacere per giardini e libri."

domenica 6 agosto 2017

Santa Rosa e talee




















L'anno scorso in Agosto avevo provato a fare un pò per gioco, qualche talea di rosa. Ne avevo parlato in questo post. L'esperimento con mia sorpresa é riuscito. Quasi tutte le talee hanno emesso getti e radici,  e questa primavera le ho trasferite in piena terra dove tutt'ora sopravvivono nonostante il caldo del terribile "Lucifero".
Meno bene é andata con le talee di lavanda e di bosso quesi tutte marcite. 
Ma dato che si riavvicina il periodo propizio per le talee di rosa (Santa Rosa da Lima é il 23 Agosto) vi consiglio di mettere in borsa un paio di forbici o un coltellino, ben puliti e affilati, e di guardarvi intorno alla ricerca di cespugli da propagare. 
Oltre alla rose quest'anno vorrei provare qualche talea di hydrangea da mettere a dimora in due zone che ho individuato nel piccolo parco vicino a casa.

Ma andando nello specifico, cosa sono le talee e come avviene la radicazione?
In generale la talea é una porzione di pianta che viene tagliata per essere usata nella propagazione. Più in generale si definiscono "talea di fusto" o "caulina" quelle ottenute da una porzione qualsiasi del fusto di una pianta. 
Le talee del periodo estivo (da metà Luglio a tutto Agosto), sono definite talee semi-legnose perché sono prelevate dalla vegetazione dell'anno non ancora maturata, tagliando dal fusto principale dei rametti coperti di foglie, in cui la punta è ancora tenera.
Le radici vengono emesse direttamente sul fusto nel "callo" che si sviluppa alla base, e si chiamano "avventizie" perchè si aggiungono alle principali. Si formano attraverso il lavoro delle cellule del "cambio" e delle "auxine", che sono sostanze naturali o di sintesi (ormoni) che influenzano la crescita della pianta. Controllano lo sviluppo dei germogli, la formazione delle radici e altri processi fisiologici. Il "cambio" é uno strato di cellule embrionali, capaci di generare nuove cellule che formeranno l'ispessimento dei fusti e delle radice, e si trova vicino ai tessuti in cui scorrono le sostanze nutrienti e l'acqua necessari allo sviluppo della pianta.  
Le auxine possono essere integrate con ormoni rizogeni da applicare sul taglio, per stimolare l'emissione di radici di alcune piante.  In commercio si trovano sotto forma di polveri o liquidi e spesso contengono sostanze fungicida che aiutano a prevenire le infezioni che possono formarsi nei tessuti feriti. Teniamo presente che le infezioni fungine possono essere evitate se si ha l'accortezza di usare lame pulite e affilate per eseguire il taglio. 
Ed ora cercherò di rispondere ad un paio di domande che mi ero posta l'anno scorso mentre eseguivo per la prima volta le talee.

Dove tagliare? 
Le talee cauline si prelevano tagliando poco al di sotto di un nodo, cioé poco sotto il punto dove la foglia si inserisce nel fusto, perchè il "cambio" in quel punto é più attivo.
E' preferibile prelevare le talee da quei rami privi di gemme fiorali, perché l'effetto degli ormoni rizogeni viene annullato dalla fioritura. Se questo non è possibile bisogna togliere le gemme dalla talea. 

Quanto e cosa tagliare? 
Bisogna tagliare dei rametti di circa 15-20 cm  di lunghezza o in alternativa tagliare una porzione di fusto che abbia presenti almeno 5-6 nodi.
Una  volta effettuato il taglio si eliminano le foglie alla base, per lasciare libera la parte del fusto da interrare, e si spunta l'apice erbaceo immediatamente sopra una foglia, in modo che la talea diventi lunga 5-12 cm. Per stimolare l'emissione delle radici si può rimuovere un lembo di corteccia nei primi 2,5 cm della base effettuando un taglio obliquo superficiale verso il basso. In questo modo si porta all'aria il fusto verde pieno di midollo, e si espone all'aria una maggiore superficie di cambio. 
Se il fusto é molto sottile si può incidere verticalmente il gambo.
La talea a questo punto, per emettere le radici e i nuovi getti, aumenta la produzione di sostanza organica attraverso la fotosintesi. Le foglie presenti sulla talea svolgono questa funzione perdendo acqua dai pori. Una perdita eccessiva di acqua però ostacola l'attecchimento della pianta. Per questo motivo bisogna eliminare le foglie mature lasciandone solo quattro oltre a quelle immature. Nel caso la superficie delle foglie mature fosse importante é preferibile dimezzarla tagliandola obliquamente.

Come curare le talee?
Una volta preparate, le talee vanno interrate in vasetti riempiti di un composto soffice e areato che si ottiene mescolando in proporzione di 50:50 il terriccio con granelli di perlite. 
Per le talee di rosa bisogna bagnare bene il composto nel vasetto, forare con una matita e inserire il rametto di talea. Se si utilizzano gli ormoni prima di inserire il gambo nel vasetto, lo si bagna e lo si strofina nella polvere ormonica togliendo la polvere in eccesso. Una volta inserito nel vaso, si comprime con le dita il terriccio intorno al fusto in modo da non lasciare spazi vuoti, e si bagna nuovamente con acqua.
I vasetti si pongono in una zona luminosa ma ombreggiata del giardino vaporizzando acqua in modo che il terriccio sia sempre umido ma non troppo bagnato, altrimenti le talee marciscono.
In inverno possono essere riparati avvolgendo sul vaso un sacchetto di plastica oppure si ripongono in un cassone freddo. Io più semplicemente, dato che l'inverno é stato mite, ho lasciato i vasetti all'aria aperta in ombra, controllando che il terriccio non asciugasse. 
Per preservarli dal freddo li ho ricoperti con uno strato di pacciamatura di foglie. 






giovedì 8 giugno 2017

diario dal giardino - giugno

Dai non é andata così male, meno terribile del previsto. Una giornata di lavoro intenso con poche soste, nessun imprevisto e tanta soddisfazione. Sono rimaste da sistemare due delle piante acquistate a "Fiorissima", perché l'area in cui voglio piantarle é da ripulire con il decespugliatore.
La mattina è volata lavorando l'aiuola dove in autunno avevo piantato allium ( 'Beau Regard'  e 'Aflatulense Purple Sensation') e tulipani. Da giorni aspettavo arrivasse il momento giusto per dissotterrare i bulbi; perché francamente i tulipani sfioriti non mi piacciono granché. Per metterli al riparo però bisogna aspettare che tutte le foglie siano completamente secche. E prima di riporli in cantina, dove staranno tranquilli fino a Novembre, vanno sciacquati con acqua e, non appena asciutti, disinfettati con cenere di legna. 
Gli allium invece li trovo splendidi anche da secchi. Le foglie ingialliscono subito appena esplode il fiore, tanto che per ottenere un bell'effetto andrebbero coperte piazzando in primo piano delle piante con ampio fogliame. Cosa che qui non ho ancora fatto,  ma che ho realizzato in una vicina aiuola, dove sono inseriti tra iris che ricoprono totalmente il loro fogliame secco lasciando in vista soltanto lo stelo altissimo e la sfera fiorita.  Con gli allium recisi, spettacolari anche da secchi, farò un vaso da mettere in casa.  Al momento li ho lasciati in giardino in attesa che le 'forbicine' abbandonino i fiori degli aflatulense .
Al posto dei tulipani ho piazzato le tre bellissime 'Cosmos Sonata' , dalle sfumature in gradazione, bianco, rosa tenue e rosa intenso, che vicino al rosa pallido della centifolia muscosa 'Mm Louise Levêque' mi sembrano d'effetto. 
La cosmos è una pianta annuale che sviluppa cespugli tondeggianti fioriti da primavera all'estate. Ama il sole ed è di facile coltivazione (...lo vedremo!).  Di seguito ho sistemato due tipi di Verbena,  la Canadensis 'Homestead Purple', e una 'Verbena Bonariensin' vicino alla Scabiosa caucasica 'Perfecta Alba'. Tutte erbacee a bassa manutenzione e amanti del sole, differiscono per altezza, e resistenza al gelo. La verbena canadensins é una pianta bassa (altezza di 30 cm) ma vigorosa, mentre la Bonariensis raggiunge il metro e mezzo. Crescono come la scabiosa, anche in terreni poco esigenti ma richiedono una pacciamatura invernale. La scabiosa cresce lentamente non superando i 50 cm. Resiste in climi freddi (-20) e, come la verbena, in estate non richiede frequenti annaffiature.
Nel pomeriggio ho spostato in una zona di mezz'ombra quattro piante di 'Phlox Paniculata' che crescevano soffrendo in pieno sole, e al loro posto ho piantato due tipi di salvie - una farinacea dal fiore blu elettrico e una nemorosa 'Caradonna' - una 'Stipa Tenuissima', e due bellissime  'Agastasche Blue Fortune' che attirano le farfalle. Infine, le mie amatissime lavande. Ho aggiunto due lavande angustifolie hidcote, dai fiori blu intenso e due profumatissime Lavanda Angustifolia 'Ellegance'.




























sabato 3 giugno 2017

fiorissima

parco di villa schella, ovada




















Giornata calda e ventosa a "fiorissima" , mostra mercato di piante insolite e inusuali, organizzata da un associazione di vivaisti, "Gardening in collina" e dall'arch. Giovanna Zerbo.
Tanti gli espositori presenti, di fiori ma non solo. Sono presenti stand di prodotti naturali (cibo, cosmesi naturale, antichità, complementi d'arredo, prodotti naturali per la lotta agli insetti), di attrezzi agricoli, e artigianato. Tante le iniziative e gli incontri all'interno della fiera, e numerosi gli eventi collaterali, alcuni conclusi, come il mercatino di antiquariato per le strade del centro storico di Ovada, altri ancora in essere con le visite guidate ai castelli di Tagliolo e di Rocca Grimalda.
Se siete in zona andateci, non vi deluderà o segnate in agenda le date per il prossimo anno (2-3 giugno 2018). Per gli appassionati di giardinaggio come me (neofiti e curiosi) le fiere sono un luogo pericoloso e tentatore...se qualcuno conosce un rimedio per l'acquisto compulsivo mi faccia sapere. 
Io nonostante i respiri profondi e la ricerca di equilibrio non ho resistito e mi sono fatta tentare andandoci giù pesante nello stand "il peccato vegetale" ! Qui il gentilissimo Enrico Riva che ringrazio per i tanti suggerimenti e consigli sulla manutenzione delle piante, espone tantissimi tipi di piante erbacee perenni e perlagonium a foglia profumata. 
Come potete immaginare la festa non poteva concludersi così.  E infatti niente mi ha fermato davanti ad una delle bellissime rose antiche dell'"Azienda Agricola Maurizio Feletig".
L'ultima sosta golosa é stata la visita al bellissimo stand del  "L'erbaio della Gorra" dove mi sono fatta tentare da una bellissima scabiosa gigante bianca e dalle fronde sinuose di stipa che stava al suo fianco. 
E domani, con il lavoro per la messa a dimora delle nuove arrivate, arriverà il tempo per l'espiazione dei peccati!















venerdì 10 marzo 2017

Semine di primavera




















Non so voi ma la sensazione che provo in questi giorni di inizio Marzo é che l'inverno sia finalmente passato. Non ho mai amato l'inverno. Patisco il freddo ma sopratutto non amo le poche ore di luce. In giardino c'è ben poco da fare per fortuna, a parte concimare all'inizio e potare appena il freddo diventa intenso. Da noi é stata effettuata in Febbraio una potatura "pesante" ai vecchi carpini che non si faceva da parecchi anni. Ne hanno subito beneficiato le finestre a nord della casa che ora sono ben illuminate, e il prato che é in piena luce e riscaldato dal sole; e pazienza se quest'estate sarà marrone bruciato! Con l'arrivo di queste prime belle giornate ho completato la potatura delle ortensie che tengo in vaso e iniziato il taglio  delle siepi di iperico; anche queste non venivano tagliate da parecchio. Nel tempo tra l'altro sono diventate un punto di raccolta delle foglie cadute, abbondanti a tal punto che mi pare stiano soffocando i nuovi germogli. Dopo il taglio perciò tolgo i mucchi non decomposti e distribuisco concime pellettato. Spero che questa pulizia serva a stimolare le fioriture che l'estate scorsa mi sono sembrate piuttosto scarse. Per mancanza di tempo ho dovuto lasciare il taglio delle siepi a metà e sono in preda al panico per il resto del lavoro che dovrò concentrare in mezza giornata questo weekend. Questa sensazione di affanno che mi prende quando non posso dedicare tutto il tempo al lavoro in campagna, in un certo senso sciupa quello che è diventato il periodo preferito dell'anno da quando ho lasciato l'ufficio e iniziato a sporcarmi le mani in giardino. L'ansia da prestazione prevale e non mi fa assaporare l'arrivo della dolcissima primavera.
Eh si, io che adoravo la stagione estiva e il sole rovente, da quando sono china sui campi preferisco senza ombra di dubbio la mite e profumata primavera. Che stia arrivando é evidente a tutti. Le giornate sono sensibilmente più lunghe. L'aria é più tiepida e trasporta con sé energie che riscuotono i sensi intorpiditi in inverno. La natura é in fermento. La linfa ha ripreso a circolare nelle piante che divorano la terra in cerca di nutrimenti per la gemmazione. Tutto è in movimento.
E anche se mancano pochi giorni all'entrata ufficiale nella stagione (21 Marzo - 21 Giugno)  Ã¨ tempo di mettere il naso fuori casa e rimboccare le maniche. Respirando l'aria nuova e gli odori della terra!
Giusto per scaldare i muscoli - spero siate ben allenati - questo mese si inizia con le semine, si prosegue con la concimazione principale dell'anno, e si termina con la preparazione del terreno per la messa a dimora delle piante estive. Mi raccomando… attenzione alla schiena!
Per le semine perché non provare a seguire la tradizione contadina? Se non siete usciti di notte per guardare la luna fidatevi, il 12 sarà piena...Che ci crediate o no secondo l'esperienza dei contadini  nell'orto questo è il periodo migliore per la semina degli ortaggi che producono frutti al di sopra del terreno. Seminare adesso significa garantirsi l'entrata precoce in produzione, oltre ad una crescita vigorosa della pianta. Stesse garanzie di riuscita si avranno con le semine dei fiori.
Io ho anticipato un po i tempi e in semenzaio ho seminato Achillea millefolium "Cerise Queen",
semi di Agastache rugosa e  Agastache rugosa "white", Echinops ritro, ma nei prossimi giorni aggiungerò di sicuro qualche altra varietà. Buon lavoro allora!

Luna crescente Marzo
Semina in pieno campo di asparago/carciofo/pisello/prezzemolo/rucola/aneto/boragine/camomilla/finocchio selvatico
Semina in vivaio di 
anguria/basilico/cetriolo/melanzane/melone/peperone/pomodoro/zucchino/erba cipollina/lavanda/maggiorana/menta/origano/rosmarino/ruta/salvia/timo










lunedì 6 marzo 2017

Visita al "Viale delle Camelie" 

Villa Durazzo Pallavicini a Pegli





















Se vi capita di passare da Genova, non perdete l'occasione di vedere una delle più importanti raccolte di camelie secolari in Italia. Il viale si trova in mezzo a questo splendido parco ottocentesco voluto dal Marchese Ignazio Pallavicini. 
L'incontro specialistico a cui ho preso parte, rientra nel programma di eventi in programma alla villa in questo periodo dell'anno, ed esplora la collezione botanica delle camelie ottocentesche. Il viale e i suoi fiori in piena fioritura, sono stati al centro del racconto appassionato e competente di Silvana Ghigino, l'architetto che oggi dirige il parco e che ha dedicato a questo luogo gran parte del suo lavoro sin dai tempi dell'università.
Il percorso della visita é inusuale e non rispetta la sceneggiatura teatrale pensata da Michele Canzio e dal Marchese Pallavicini. Ripercorre i luoghi che il Marchese era solito riservare ai suoi ospiti. Al tempo, racconta l'arch. Ghigino, era anche l'unico percorso fruibile del parco. 
Passando quindi in quella che era l'abitazione del Marchese, sede attuale del museo archeologico, ci siamo avvicinati a questo fiore affascinante, oggi piuttosto fuori moda che, al contrario riscosse un successo strepitoso durante il secolo scorso. 
A chi non ha mai visto la villa consiglio di iniziare con la visita guidata classica, fondamentale per comprendere un'opera così complessa e piena di significati. 
Il parco fu realizzato in soli sei anni, ed inaugurato nel 1846. All'inaugurazione la struttura nell'intero complesso era terminata. Erano realizzati tutti i percorsi - chilometri e chilometri di sentieri costruiti su murature di contenimento a compensazione di una collina fortemente acclive - terminati quasi tutti gli edifici e il lago grande. Per la parte botanica furono invece necessari ancora venti anni di lavoro. 
Il successo di pubblico fu enorme da subito. I visitatori giunsero da tutte le parti del mondo, come testimoniano i registri conservati negli archivi, attirati dalle curiosità botaniche al suo interno e dal parco realizzato come racconto esoterico attraverso un percorso scenografico. Come un componimento teatrale è strutturato in atti: un prologo, tre atti suddivisi in quattro scene, e un esodo. I visitatori apprendono la storia camminando tra le scene, traendone emozioni e sorprese quasi in una performance teatrale contemporanea. 
Il racconto sulle camelie di Villa Pallavicini non poteva che partire dalla scena forse più famosa e conosciuta, quella del "lago grande", che si trova nella seconda scena del terzo atto, la catarsi.  Il visitatore si trova nel paradiso empireo. Il centro della scena è occupata da un lago in cui sono inserite delle statue e un tempietto. Il direttore racconta che la scena é stata modificata dal Canzio dopo qualche anno, forse per dare più enfasi al registro massonico del racconto.  Il tempietto che oggi vediamo posato sull'acqua circondato dai quattro tritoni, era collocato al centro di un lago "all'inglese", e posto sopra un isolotto chiamato "Isola dei poeti". Sull'isola che in origine era il punto più pittoresco del parco, il Castello non era ancora terminato, erano state piantate le prime camelie arrivate a Pegli, una vera e propria rarità per l'epoca. Le camelie furono allora spostate nel racconto teatrale del primo atto all'interno della prima scena, quella del "romitaggio", cioè dell'incontro dell'uomo con la natura. In questo ambito del parco la natura si manifesta all'uomo attraverso il passaggio dalle forme alpestri scure e umide (presenza di abeti, felci ed agrifogli) a quelle della flora mediterranea esotica e luminosa. In questo "incontro" il viale con le sue affascinanti sfumature dal rosso al bianco rappresenta una delle molteplici manifestazioni naturali, le "fioriture". 
Il primo esemplare che abbiamo ammirato è quello naturale e centenario di una C. Japonica "rubra simplex" posta proprio sopra il lago grande.
Le camelie nell'ottocento in Europa erano una rarità e qui nella villa ne erano arrivate parecchie dalla Toscana, dal Piemonte e dal milanese a formare un nucleo botanico di un certo interesse. Il genere é vastissimo e per comprenderne la grandezza basti pensare che il genere "Camellia" raccoglie oltre 270 specie e solo la C. Japonica ha circa 40.000 cultivar. 
Il fiore della C. Japonica Ã© semplice, di forma imbutiforme, genericamente con cinque o sei petali. Al centro della corolla si trovano gli stami raccolti in un gruppo cilindrico di colore giallo oro che racchiude il pistillo. E' un arbusto particolare che già in natura può fiorire con fiori di colore diverso sullo stesso ramo. 
La particolarità genetica di questa pianta ha spinto gli ibridatori alla manipolazione e alla proliferazione estrema di ibridi e di cultivar di forme diverse - con fiori doppi e petali sempre più numerosi - in una moltitudine di sfumature che vanno dal bianco al rosso. 
L'ibridazione è iniziata in Giappone, a partire proprio da questi rami con caratteristiche genetiche diverse che attraverso la margotta o attraverso le talee venivano selezionati con l'obiettivo di ottenere un nuovo ibrido o una nuova cultivar, cioè una pianta originata dallo stesso esemplare con una  caratteristica - colore o forma - stabile nel tempo. Tanta é stata la lavorazione per ottenere fiori sempre più spettacolari che in pratica gli stami sono via via spariti trasformandosi in petaloidi, e i fiori in pratica non riescono più a fruttificare. Le cultivar perciò sono tendenzialmente piante sterili. 
Le camelie di villa Durazzo Pallavicini sono tutte cultivar dell'ottocento.
Parte del lavoro di conservazione della collezione riguarda proprio l'identificazione delle cultivar di cui si sono perse le tracce nel tempo, alcune di centocinquant'anni fa. Lavoro certosino tutt'altro che semplice, se si pensa che possono occorrere anche dieci anni di studio per raccogliere e studiare i fiori così bizzarri che compaiono sulla pianta, ed é svolto principalmente da un agronomo del Comune di Genova. 
La C. Japonica è una pianta robusta che non teme il freddo. nel tempo si è adattata e resiste anche nei climi miti, ma per sopravvivere ha bisogno di terreno acido privo di calcare, cosa praticamente impossibile da trovare in Liguria. Per la messa a dimora della collezione il Marchese aveva fatto sbancare radicalmente il terreno calcareo presente nel viale, e trasportato alla villa terra d'erica proveniente da suoi possedimenti o da vivai.
La cura del terreno, dopo anni di abbandono, é stata ripresa con l'apporto di una concimazione naturale specifica, utilizzando tritato di lupini che acidificano naturalmente il terreno. Alla fine della fioritura, quando le piante hanno bisogno di immagazzinare energia per lo sviluppo dei nuovi germogli verranno somministrati fertilizzanti specifici alle caratteristiche della pianta.
La camelia non soffre di infestazioni particolari anche se in villa alcune piante sono attaccate da un fungo che si chiama "ciborrina", che é innocuo ma compromette i fiori macchiandone i petali. Al momento non sono note sostanze curative. 
Il frutto della C. japonica Ã¨ curioso. Sembra una piccolissima "mela" di colore verde che nel tempo diventa marrone. A fine estate cadendo a terra si apre in valve, di solito sono tre, ciascuna contenente uno o due semi in grado di rigenerare la pianta.
La  visita termina con una piacevole sosta presso il lago vecchio dove é possibile degustare il te di camelia, prodotto con le foglie della camelia sinensin.

Le prossime visite guidate specialistiche al viale:

12 marzo 2017 alle ore 14.30
La collezione di camelie del Marchese

19 Marzo 2017 alle ore 14.30
Presentazione della pubblicazione di Riccardo Alberici " Le camelie del Parco Durazzo Pallavicini"

per info e prenotazioni:          
info@villadurazzopallavicini.it           
tel 010 - 8531544