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mercoledì 21 dicembre 2016

Solstizio d'inverno

alle 11.44 in Italia





















Eh sì fa freddo. A tutti gli effetti oggi si entra ufficialmente in inverno con la giornata più corta dell'anno, poco meno di nove ore di irraggiamento solare.
Oggi per me é festa. Da domani le giornate si allungheranno. Una nuova rinascita.

cose da sapere sul solstizio invernale

venerdì 16 dicembre 2016

sognando la primavera
Ultimi giorni di dicembre con il freddo che finalmente si fa sentire. L'anno si chiude sapendo che passerò buona parte dell'inverno con la testa occupata ad immaginare zone di colore sulla carta nella speranza che uno dei progetti possa trasformarsi in qualcosa di vivo, profumato e colorato. Per ora immagino, poi come tutti quelli che amano lavorare la terra sarò impaziente, smarrita, attonita, incredula, e forse stupita. In preda alle gioie e ai dolori che le piante sanno regalarci. E come polvere magica, l'impalpabile è racchiuso in queste piccole bustine arrivate poco prima di Natale.


martedì 13 dicembre 2016

autunno in giardino


















Ho fatto l'ordine davvero in ritardo e seppur in periodo pre-natalizio il pacco è arrivato in un battibaleno. Il terreno non è ancora gelato così sabato sono riuscita a interrare tre tuberi di “Paeonia Sorbet” nell'aiuola vicina alle erbacee perenni. E' una peonia erbacea ibrido della P. Lactiflora – originaria dalle zone centrali della Siberia fino alla Cina continentale - che in primavera sviluppa un cespuglio di foglie alto circa 60 e altrettanto largo che scompare in autunno. Raggiungerà una dimensione di circa 100-120 cm in larghezza e 100 in altezza gli anni successivi. Solitamente il primo anno non produce fiori, che nella “Sorbet “ sono molto profumati e doppi, con petali rosa tenero e bianco panna che al centro sfumano verso il giallo. La fioritura avviene tra maggio e giugno.  












In questa zona del Piemonte la peonia cresce benissimo. Esempi stupendi sono presenti in molti dei giardini vicini. Essendo una pianta rustica sopporta temperature fino a -15 ˚C. Predilige suolo calcareo (con pH intorno a 8-8,5) pertanto, anche se argilloso, la zona che ho scelto dovrebbe essere adatta. Per limitare la pesantezza (tipica dei terreni argillosi) e aumentare la permeabilità ho aggiunto del fogliame caduto dai carpini del giardino. E' consigliata una pacciamatura invernale con foglie e una concimazione leggera con cornunghia, a cui provvederò quanto prima. Ho invece “recintato” le piante con della rete che spero funzioni da deterrente e le “protegga” dalla furia devastatrice dei cinghiali che quest'anno continuano senza sosta a vagare per il prato creando solchi profondi a macchia di leopardo. 



















Vicino alle peonie ho interrato bulbi di tulipani gialli ricevuti in regalo da un amica al rientro da un viaggio in Olanda.
In un altra zona del giardino, vicino al lillà (Syringa vulgaris) ho messo a dimora 5 bulbi di “Allium Beau Regard” . 












Dovrebbe fiorire in estate con fiori molto grandi (di circa 12-15 cm) rosa e lilla su steli alti 1,5-2 m. Di fianco gli ho accostato 22 bulbi di “Allium Aflatunense Purple Sensation” . 













Questa varietà fiorirà in tarda primavera - inizio estate con una palla compatta di 10 cm di diam formata da piccoli fiori stellati di color porpora su steli alti circa un metro. L'allium é una pianta che mi mette allegria, semplice da coltivare, ne ho già qualche esemplare in giardino, e poco esigente.
 

















Perfetta per giardinieri inesperti come me. Il suo nome deriva dalla parola celtica all 'pungente', per il sapore caratteristico e tipico dell'aglio. E' un antiparassitario naturale e se accostato alle rose ne tiene lontani gli afidi. In primavera proveró ad interrare le talee di rose che al momento resistono nei loro vasi in giardino. 


















Gli allium sono rustici, vivono bene in posti soleggiati con terra ben drenata - evitare i ristagni d'acqua che li farebbero marcire - e possono essere coltivati facilmente anche in vaso, da valutare le dimensioni a seconda delle specie.














Di seguito ho messo a dimora 5 bulbi di “Iris Claire Louise”, che dovrebbero sbocciare tra la primavera e l'estate con petali di colore bianco e barbe tendenti al giallo; ammesso che si riprendano perchè mi sembravano patiti e sul secco. 

















E infine una ventita di tulipani “Rosalie” di colore rosa e altrettanti “Alabaster” di color bianco.
Sono rimasti nella scatola ancora da interrare una quarantina di “Muscari Botryoides Album”



















Per ordini  Raziel


Le immagini dei:  tulipani "Rosalie" e "Alabaster" -  Iris "Claire Louise" - degli Allium sono scaricati dal sito Raziel

Riferimenti:

Gardenia Maggio 1986 - “Peonia dalle sette virtù” pag 76-83

Grande Enciclopedia del giardinaggio”, Curcio volume 5 (peonie) e volume1 ( Allium)


Elena Tibiletti “Il giardino e la sua terra” Calderini 2006


lunedì 21 novembre 2016

Di foglie cadute dagli alberi e di trasformazioni














Il lavoro delle settimana scorsa è magicamente svanito e una montagna di foglie bagnate attende la sottoscritta, vittima designata all'esercizio della rastrellatura. Un esercizio zen - meditativo ma anche muscolare, che ho saltato lo scorso weekend dedicato alla costruzione di una cuccia-loft per i miei gatti che hanno traslocato qui in campagna. Terminata al “grezzo” giusto prima dell'arrivo della pioggia e degli ultimi caldi di questo bizzarro autunno. Mancano ancora tinteggiatura e maniglie, ma gli inquilini ne hanno già preso possesso. Presto un post dedicato per gli amanti del bricolage.
Durante il giro di ispezione ho scoperto l'ennesimo disastro dei cinghiali che oltre a lasciare solchi profondi in più punti del prato hanno nuovamente buttato all'aria la bordura di iris piantati in settembre. È la quarta volta che succede, e questa purtroppo non è rimediabile. Nei disastri precedenti la terra era asciutta e soffice, perciò avevo sistemato i bulbi dissotterrati trovati qui e là ricomponendoli alle giuste distanze. Questa volta invece il terreno è troppo bagnato e non riesco a lavorarlo e tanti bulbi sono spariti, forse mangiati o schiacciati sottoterra dal peso delle terribile bestie. Lo scempio sarà purtroppo visibile in primavera in tutto il suo fulgore.
Alla fine di questa giornata deludente è arrivata però una piacevole sorpresa. Ripulendo l'aiuola dai “platicodon” ormai secchi, ho trovato un arbusto di alloro cresciuto spontaneamente, con la base del fusto bello diritto e qualche fogliolina sulla sommità. L'ho prelevato scavando intorno alle radici e piantato nel prato in pieno sole al posto dell'alberello di alloro che, anche se secco ormai da tempo, occupava ostinatamente il centro di una delle aiuole. La morte della creatura è avvenuta in seguito alle numerose graffiature riportate sul tronco da parte dei soliti ed abbondanti ignoti, i bellissimi ma devastanti caprioli o dai terribili cinghiali.
L'intenzione iniziale era sostituirlo con un alberello alto almeno un metro, ma trovandomi tra le mani questo spontaneo, alto si e no una quarantina di centimetri, ho preferito piantarlo anche a costo di aspettare il suo lento sviluppo armata di “pagana” pazienza.


















Due brevi note di chiusura.
Il lauro ( famiglia Lauraceae, genere Laurus ) è costituito da due sole specie il Laurus nobilis, originaria del bacino mediterraneo e L. Canariensis, proveniente dalle isole Canarie. E' una pianta perenne che cresce spontaneamente nei paesi del mediterraneo ma non nelle regioni meriodionali dove il clima è troppo secco. Generalmente assume forma di albero (puó raggiungere i diciotto metri) ma puó essere coltivato a cespuglio ed utilizzato per formare siepi. Può essere anche coltivato in vaso (profondo almeno 60 cm) , anche se ha bisogno di essere rinvasato frequentemente (almeno ogni due anni) perché sviluppa molte radici e va potato con regolarità per migliorarne la forma e limitarne l'accrescimento. La moltiplicazione puó essere effettuata tramite talea autunnale o per propaggine.
Le piante sono dioiche, portano fiori maschili giallognoli o fiori femminili con pistillo che giunto a maturità da origine ad una drupa carnosa blu-nera utilizzata in farmacologia. Sono alberi adatti ad un clima temperato, mal sopportano temperature inferiori alla zero. Il suo nome deriva dal latino laurus che significa nobile. Le foglie dal sapore aromatico si usano in cucina per insaporire piatti di carne e in cottura con i legumi per le sue proprietà carminative - contrasta la formazione di aria nella pancia.

Il suo legno duro ed elastico, veniva utilizzato per costruire piccoli mobili che conservavano l'odore aromatico per diverso tempo. Mantiene ancora oggi il simbolo di gloria e nobiltà accademica per chi con la “laurea” supera gli esami.


L'alloro e il mito di Dafne.
Dafne giovane ninfa dei boschi figlia di Gea e Lacone, disse addio alla vita tranquilla quando Apollo iniziò a rincorrerla posseduto da un incontrollabile passione. Eros vendicandosi di Apollo che lo aveva preso in giro, schioccò due frecce. Una nel cuore di Apollo costringendolo all'amore per Dafne e un'altra nel cuore della poverina per respingerne la passione. Quando Apollo sta per raggiungerla, Dafne disperata, chiede aiuto a sua madre - dea della terra - che per liberarla la trasforma in un albero di alloro. Scena disperata sublimata dal giovanissimo Bernini che nello splendore dei suoi ventiquattro anni da vita al mito pagano creando il gruppo scultoreo “Apollo e Dafne” per la casa del cardinale Scipione Borghese.
La scultura di incomparabile bellezza e tragicità ritrae le due figure in corsa nell'attimo della presa e della trasformazione. Il mito e le implicazioni allegoriche sono così vividamente trasformate in realtà, che Maffei Barberini, futuro papa Urbano VIII, per “giustificare” la presenza di quei “corpi vivi e palpitanti” che niente lasciano all'immaginazione in casa del cardinale, compone il distico morale inciso sulla base:
chi ama seguire le fuggenti forme dei divertimenti alla fine si trova foglie e bacche amare nella mano “

martedì 25 ottobre 2016

a proposito di santi, miracoli, giardini e collezionisti

San Miniato al Monte e Villa La Pietra

Di nuovo a Firenze e nuovamente in collina. Questa volta per visitare Villa La Pietra, scoperta per caso un pomeriggio di settembre curiosando online.
E sempre per caso giusto il mese prima della settimana di apertura dell'open week, periodo in cui inizia la raccolta delle prenotazioni per le visite guidate gratuite alla villa e al giardino (due volte l'anno la terza settimana di aprile e ottobre).
E sempre per caso o per miracolo, acquistando online i biglietti del treno (per giunta utilizzando il rimborso per ritardo dell'ultimo “frecciabianca” su cui avevo viaggiato!), evento rarissimo dato che ogni volta che ci provo qualcosa va storto e mi ritrovo:
senza biglietto con pagamento effettuato,
ad aver perso tempo online per l'acquisto,
ad aver perso tempo per l'invio della mail con la richiesta di rimborso,
ad aver perso tempo in stazione a far la coda per ricomprare il biglietto!
Chiusa la parentesi sulle ferrovie e sull'inspiegabile serie di colpi di “fortuna” messi a segno (l'Italia dei miracoli?!), ho immaginato che come minimo il giorno della visita si sarebbe scatenata una pioggia torrenziale (evento che si é manifestato e miracolosamente concluso il giorno prima) mentre invece il meccanismo é girato ancora per il verso giusto e mi ha regalato una bella giornata, non limpidissima - ma pazienza - calda e soleggiata il giusto.
La sfiga é arrivata, non temete, con conseguente cura dal fisioterapista!
E qui non posso non aprire un'altra parentesi sulle imprese dei giardinieri della domenica (spero non si offenda nessuno), categoria in cui mi “riconosco” e non solo per il “numero di ore in campo”. Nel mio caso oltre al lavoro di zappatura e conseguente mal di schiena tipico appunto della categoria, ho aggiunto un allenamento di corsa con tratti in salita e discesa - logicamente la domenica per essere certa di smaltire la cena della sera prima! - e il giorno successivo già dolorante, il programmato viaggio a Firenze con soste in treno, giri in bus e relative visite, che alla mia non più freschissima età rientrano nella categoria dei “vorrei ma non posso”. Il risultato? Dolori tanto intensi ad una gamba che per due giorni non ho chiuso occhio e camminato come una novantenne. Certo niente a che vedere con il supplizio di San Miniato, e nel caso interessasse la procedura complessa del martirio si veda qui
E qui chiudo con le parentesi e passo alla prima tappa di questa giornata fiorentina, la basilica dedicata al Santo.
Il luogo colpisce è incontestabile. Per la bellezza della facciata innanzitutto - rivestita preziosamente con lastre marmoree verdi e bianche, decorazioni in marmo incassate e mosaico su sfondo oro - che si trova in posizione centrale tra i ruderi degli antichi bastioni con la torre campanaria e il palazzo dei vescovi di San Miniato (ora abitazione dei Monaci Benedettini di Monte Oliveto), in contrasto materico con le due facciate in mattoni “nude” e pur preziose nella loro semplicità. Ci si arriva dal basso percorrendo la scalinata che da viale dei colli attraversa le terrazze del “Cimitero delle Porte Sante” fino al piazzale antistante la basilica, spazio posto a “cerniera” dei luoghi sacri, distante in ogni senso dal caos cittadino. Lá sopra la vita nei suoi molteplici aspetti è uno sfondo lontano e terreno, ma talmente intenso è il suo richiamo che non si può fare a meno di voltare le spalle alla chiesa e posticiparne la contemplazione.
Il panorama da lassù é magnifico.
La basilica fondata nel 1118, è un esempio di romanico toscano che merita di essere vista non soltanto per la facciata e il panorama - bellissima la cappella del Cardinale del Portogallo Jacopo di Lusitania, gli affreschi della sacrestia, il pavimento a “tappeto” marmoreo della navata centrale e molto altro ancora - per la storia e i capolavori al suo interno si veda qui
Su una delle panchine che si trovano ai lati del piazzale, ho paganamente consumato il mio seppur frugale pasto, preparato il giorno precedente tra le zappature e la corsa (polpettone veg con funghi, fagiolini e carote) e poi con l'autobus sono ridiscesa e risalita in collina trovandomi davanti al cancello di Villa La Pietra che si apre su un lunghissimo viale in cipressi sullo sfondo del quale si intravede la facciata principale della villa, mentre a destra il panorama inquadra un'ampia parte dei terreni (23 ettari) e degli edifici (cinque) che fanno parte del complesso oggi di proprietá della New York University.

Il nome deriva dalla pietra miliare che si trova sulla via Bolognese indicante la distanza di un miglio romano dalla Porta di San Gallo, oggi piazza della Libertá. Appartenuta a varie famiglie fiorentine viene presa in affitto all'inizio del '900 da Hortense Mitchell Acton figlia di un banchiere di Chicago e dal marito inglese Arthur Acton (pittore, antiquario e decoratore d'interni) per vivere in Italia e in particolare a Firenze dove era attiva una comunitá di ricchi e colti anglo-americani. 


La villa fu trasformata negli anni dal gusto ricercato degli Acton che la arricchirono di collezioni (ci è stato chiesto di non scattare fotografie all'interno) e la resero un centro attrattivo per intellettuali, artisti, politici, personalitá dello spettacolo e dell'aristocrazia che si incontravano regolarmente e soggiornavano nella villa. Venne acquistata dagli Acton nel 1907 che in seguito ampliarono la tenuta aggiungendo altri lotti di terreno e le ville che fanno parte dell'attuale complesso, diventato di proprietá della NYU in seguito al lascito di uno dei figli della coppia, Sir Harold che morí nel 1984 (l'altro figlio morí in guerra). Il giardino fu creato dagli Acton in stile rinascimentale, sull'esempio dei giardini medicei terrazzati inspirandosi in particolare a Boboli e a Villa Medici a Castello.





Si sviluppa su tre terrazze digradanti ed é parte integrante della villa. Il rapporto interno-esterno è creato attraverso due assi che attraversano gli spazi principali della villa mettendola in connessione visiva con gli spazi esterni: il giardino posto sul retro della villa, e il “pomario” posto lateralmente. Il giardino é organizzato con stanze autonome in successione e caratterizzate da elementi ripetuti e variati, architettonici e decorativi, vegetali o scultorei. Fontane, (la presenza dell'acqua si ritrova anche all'interno della villa nella stanza ellittica dello scalone) archi in pietra o di verzura, bordure di bosso e balaustre in pietra, scalinate, elementi misti come le panchine con sedute in pietra e schienale vegetale, e sculture, alcune di epoca greco-romana, altre copie ottocentesche di età classica, si susseguono e danno forma alle stanze del giardino.




Ai lati corridoi verdi, un tempietto, scorci prospettici che culminano in punti strategici, e curiosità. 
Come il teatro vegetale all'aperto dove il palcoscenico d'erba é racchiuso da quinte sempreverdi di bosso e di alloro, e dove il pubblico prendeva posto dando le spalle al nascente quartiere “le cure” giudicato al tempo degli Acton non proprio chic. Il quartiere deve il nome all'usanza popolare di lavare i panni nel "Mugnone", un affluente dell'Arno. Le lavandaie venivano chiamate "curandaie" e brevemente "cure".





Il pomario é il classico orto murato qui decorato a rocaille, ed é la parte più antica del giardino.



Aiuole di giaggioli, viole, rose e sculture, si alternano nell'orto, dove gli spazi per gli ortaggi sono disegnati con basse siepi di bosso e dagli agrumi in vaso.


Sul fondo si trova l'edificio della limonaia, ricovero invernale per oltre un centinaio di piante. E' stata recentemente restaurata per ospitare eventi aperti al pubblico mentre l'orto é uno spazio di studio oltre che fonte di materie prime per la mensa direttamente curato dagli studenti della NYU che vi soggiornano.


Il restauro del giardino, iniziato nel 1999 é tuttora in corso. Le linee guida del recupero, basato sulla numerosa documentazione fotografica presente negli archivi, ha avuto come principio riportare il giardino alle forme e ai volumi acquisiti negli anni trenta, periodo di massimo splendore documentato, rimuovendo e contendo ove possibile la flora infestante e quella cresciuta a dismisura.
Le siepi e le piante di bosso sono state rinnovate. Gli elementi in pietra più degradati sostituiti, e che nonostante il rinnovo si mostrano al visitatore con lo “charme” del tempo passato integrandosi con gli originali coperti dai muschi e dai ben più vecchi segni del tempo.

Chiudo con le parole di Sir Acton


Info e Link

Per arrivare a San Miniato al Monte dalla Stazione ferroviaria di Santa Maria Novella l’autobus da prendere è il numero 12 per il piazzale Michelangelo

Per arrivare a Villa La Pietra bisogna prendere dalla stazione uno degli autobus che arriva a Piazza San Marco (1, 17, 23... o altri) e poi prendere il 25 che porta in Via Bolognese, fermata La Pietra

  • Per la storia del  martirio di San Miniato 
  •  Per la storia dell'architettura e dell'arte nella Basilica San Miniato 
  •  Per la storia, e le collezioni di Villa La Pietra si veda qui 
  •  Le visite guidate della collezione e del giardino si svolgono anche settimanalmente, per partecipare alle visite guidate occorre obbligatoriamente prenotarsi tramite telefono o email, per le indicazioni consultare il sito ufficiale qui
  •  Per gli estratti con la storia degli Acton della villa e del giardino dall'archivio fotografico Acton della NYU


martedì 27 settembre 2016

il giardino di villa gamberia

settignano, firenze


Il giardino si trova sulla collina di Settignano, ed é facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici dal centro di Firenze. Dal capolinea del bus 10 si cammina per circa una decina di minuti attraversando il borgo di Settignano per poi svoltare su una via di campagna dove, dietro il verde delle cancellate e dei muri di cinta, si intravedono ville. Quasi alla fine del percorso il panorama si apre a destra sulla valle dell'Arno e sulla sommità del pendio, nascosta da un filare di cipressi, spunta il volume compatto di Villa Gamberaia. Adagiata su un'ampia terrazza belvedere domina Firenze e le colline circostanti.

panoramica su Firenze

il bowling green verso la valle dell'Arno
il bowling green verso il ninfeo


Sull'asse est-ovest che attraversa la villa - lungo circa la meta' dell'asse longitudinale - si trova, ad una quota piu' alta rispetto al bowling green e al parterre - quello che si presume fosse il nucleo quattrocentesco originario della casa, in seguito ampliato e in parte adibito a limonaia, con il suo giardino degli agrumi.
La terrazza belvedere davanti alla facciata ovest della villa chiude l'asse trasversale, mentre sul fronte opposto, ai lati della limonaia si trovano i due selvatici con alberi secolari di leccio, e il “gabinetto rustico”, uno spazio dalla pianta ellittica riccamente decorato che attraverso simmetriche scale a due rampe poste ai suoi lati, sbocca in uno dei due selvatici e nel giardino dei limoni.

gli archi del parterre
il parterre d'acqua























Nel visitare questi luoghi si sperimentano sensazioni e sentimenti contrastanti.
La pace che si respira nella terrazza panoramica, la sorpresa del verde espresso in molteplici forme – la topiaria, le aiuole geometriche, i bordi misti, il giardino degli agrumi, i selvatici – i suoni dell'acqua nelle vasche e delle piante smosse dell'aria, la quiete e il suo contrario espresse nel passaggio dalle zone illuminate a quelle ombrose, e nel contrasto armonico tra gli spazi architettonici e quelli “naturali”, le sensazioni di inquietudine e poi di serenità nel passaggio tra l'area misteriosa e anche un po lugubre del ninfeo, a quelle luminose e aperte del bowling green e del giardino degli agrumi. L'architettura effimera del verde e l'architettura costruita per la sorpresa, negli spazi decorati del raffinatissimo cabinet di roccaglia.

il cabinet di roccaglia
Tutto questo ha contribuito a rendere il giardino un modello per i paesaggisti del novecento. Il successo e la fama all'inizio del secolo furono tali da richiamare studiosi non soltanto europei e ispirò uno dei paesagisti del giardino moderno, Pietro Porcinai, il cui padre fu capo giardiniere all'epoca della principessa Ghyza, l'allora proprietaria della villa e alla quale si deve l'attuale aspetto del giardino. Fu lei a modificare i resti del settecentesco parterre creando il parterre d'acqua attuale, trasformando i pieni delle aiuole esistenti in vuoti con la creazione delle vasche d'acqua.

il giardino degli agrumi
Per la storia della villa si veda qui
Info per la visita



giovedì 22 settembre 2016


voleva essere una visita


villa necchi campiglio




Ero a Milano qualche giorno fa e anche se sapevo che gli interni della Villa Necchi non erano visitabili sono andata lo stesso a curiosare. La villa si trova in via Mozart, a due passi dal centro della città.Sono arrivata al cancello convinta di visitare almeno il giardino che invece era chiuso, perché é aperto al pubblico negli stessi giorni di apertura della villa, che segnatelo sull'agenda, sono tutti i giorni della settimana esclusi il lunedì e il martedì. Era aperta la caffetteria. Niente di grave, ci tornerò presto, anche perché il posto mi é piaciuto parecchio. Il giardino é raccolto e protetto da muri, quasi a voler prendere le distanze dagli edifici del quartiere, ed é ombreggiato da alberi che suggeriscono l'idea del parco. Le sensazioni che ho provato sono state piacevoli pur muovendomi soltanto sotto il pergolato e quindi con una percezione piuttosto limitata.


La villa fu progettata per la famiglia Necchi Campiglio da Piero Portaluppi negli anni trenta.  Facoltosi esponenti dell'alta borghesia industriale milanese,  Angelo Campiglio e sua moglie Gigina Necchi vissero nella villa insieme alla sorella Nedda Necchi. Angelo insieme al suocero produceva motori di frigoriferi mentre il fratello di Gigina e Nedda, Vittorio, produceva le macchine da cucire Necchi. A Portaluppi  subentrerà Tomaso Buzzi che modifico pesantemente l'arredo di alcuni camere preferendo uno stile classicheggiante.
Nei primi anni del duemila il FAI inizia il restauro affidando la direzione dei lavori a Piero Castellini, e finalmente nel duemilasei la villa apre al pubblico.





Nell'ambito del rinnovo é stata costruita la caffetteria e il vialetto di accesso a lei dedicato, che da via Mozart, affiancando il muro di cinta, immette nel pergolato ombreggiato dal glicine, costeggia la piscina e termina nella terrazza recintata dove si trova l'ingresso della caffetteria.


Gli aulici e sfarzosi spazi pensati da Portaluppi vengono inquadrati dalla macchina da presa, che insegue i movimenti dell'austera e regale Swinton anche negli ambienti di servizio. E proprio in uno degli ambienti di servizio, la cucina, prenderà corpo l'amore che allontanerà la protagonista da Milano - dal gelo dei sentimenti e anche degli ambienti – e la porterá in un luogo opposto. Un posto dove le emozioni scorrono calde e vivide, immerso nella natura.


La storia della villa si trova qui: