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martedì 25 ottobre 2016

a proposito di santi, miracoli, giardini e collezionisti

San Miniato al Monte e Villa La Pietra

Di nuovo a Firenze e nuovamente in collina. Questa volta per visitare Villa La Pietra, scoperta per caso un pomeriggio di settembre curiosando online.
E sempre per caso giusto il mese prima della settimana di apertura dell'open week, periodo in cui inizia la raccolta delle prenotazioni per le visite guidate gratuite alla villa e al giardino (due volte l'anno la terza settimana di aprile e ottobre).
E sempre per caso o per miracolo, acquistando online i biglietti del treno (per giunta utilizzando il rimborso per ritardo dell'ultimo “frecciabianca” su cui avevo viaggiato!), evento rarissimo dato che ogni volta che ci provo qualcosa va storto e mi ritrovo:
senza biglietto con pagamento effettuato,
ad aver perso tempo online per l'acquisto,
ad aver perso tempo per l'invio della mail con la richiesta di rimborso,
ad aver perso tempo in stazione a far la coda per ricomprare il biglietto!
Chiusa la parentesi sulle ferrovie e sull'inspiegabile serie di colpi di “fortuna” messi a segno (l'Italia dei miracoli?!), ho immaginato che come minimo il giorno della visita si sarebbe scatenata una pioggia torrenziale (evento che si é manifestato e miracolosamente concluso il giorno prima) mentre invece il meccanismo é girato ancora per il verso giusto e mi ha regalato una bella giornata, non limpidissima - ma pazienza - calda e soleggiata il giusto.
La sfiga é arrivata, non temete, con conseguente cura dal fisioterapista!
E qui non posso non aprire un'altra parentesi sulle imprese dei giardinieri della domenica (spero non si offenda nessuno), categoria in cui mi “riconosco” e non solo per il “numero di ore in campo”. Nel mio caso oltre al lavoro di zappatura e conseguente mal di schiena tipico appunto della categoria, ho aggiunto un allenamento di corsa con tratti in salita e discesa - logicamente la domenica per essere certa di smaltire la cena della sera prima! - e il giorno successivo già dolorante, il programmato viaggio a Firenze con soste in treno, giri in bus e relative visite, che alla mia non più freschissima età rientrano nella categoria dei “vorrei ma non posso”. Il risultato? Dolori tanto intensi ad una gamba che per due giorni non ho chiuso occhio e camminato come una novantenne. Certo niente a che vedere con il supplizio di San Miniato, e nel caso interessasse la procedura complessa del martirio si veda qui
E qui chiudo con le parentesi e passo alla prima tappa di questa giornata fiorentina, la basilica dedicata al Santo.
Il luogo colpisce è incontestabile. Per la bellezza della facciata innanzitutto - rivestita preziosamente con lastre marmoree verdi e bianche, decorazioni in marmo incassate e mosaico su sfondo oro - che si trova in posizione centrale tra i ruderi degli antichi bastioni con la torre campanaria e il palazzo dei vescovi di San Miniato (ora abitazione dei Monaci Benedettini di Monte Oliveto), in contrasto materico con le due facciate in mattoni “nude” e pur preziose nella loro semplicità. Ci si arriva dal basso percorrendo la scalinata che da viale dei colli attraversa le terrazze del “Cimitero delle Porte Sante” fino al piazzale antistante la basilica, spazio posto a “cerniera” dei luoghi sacri, distante in ogni senso dal caos cittadino. Lá sopra la vita nei suoi molteplici aspetti è uno sfondo lontano e terreno, ma talmente intenso è il suo richiamo che non si può fare a meno di voltare le spalle alla chiesa e posticiparne la contemplazione.
Il panorama da lassù é magnifico.
La basilica fondata nel 1118, è un esempio di romanico toscano che merita di essere vista non soltanto per la facciata e il panorama - bellissima la cappella del Cardinale del Portogallo Jacopo di Lusitania, gli affreschi della sacrestia, il pavimento a “tappeto” marmoreo della navata centrale e molto altro ancora - per la storia e i capolavori al suo interno si veda qui
Su una delle panchine che si trovano ai lati del piazzale, ho paganamente consumato il mio seppur frugale pasto, preparato il giorno precedente tra le zappature e la corsa (polpettone veg con funghi, fagiolini e carote) e poi con l'autobus sono ridiscesa e risalita in collina trovandomi davanti al cancello di Villa La Pietra che si apre su un lunghissimo viale in cipressi sullo sfondo del quale si intravede la facciata principale della villa, mentre a destra il panorama inquadra un'ampia parte dei terreni (23 ettari) e degli edifici (cinque) che fanno parte del complesso oggi di proprietá della New York University.

Il nome deriva dalla pietra miliare che si trova sulla via Bolognese indicante la distanza di un miglio romano dalla Porta di San Gallo, oggi piazza della Libertá. Appartenuta a varie famiglie fiorentine viene presa in affitto all'inizio del '900 da Hortense Mitchell Acton figlia di un banchiere di Chicago e dal marito inglese Arthur Acton (pittore, antiquario e decoratore d'interni) per vivere in Italia e in particolare a Firenze dove era attiva una comunitá di ricchi e colti anglo-americani. 


La villa fu trasformata negli anni dal gusto ricercato degli Acton che la arricchirono di collezioni (ci è stato chiesto di non scattare fotografie all'interno) e la resero un centro attrattivo per intellettuali, artisti, politici, personalitá dello spettacolo e dell'aristocrazia che si incontravano regolarmente e soggiornavano nella villa. Venne acquistata dagli Acton nel 1907 che in seguito ampliarono la tenuta aggiungendo altri lotti di terreno e le ville che fanno parte dell'attuale complesso, diventato di proprietá della NYU in seguito al lascito di uno dei figli della coppia, Sir Harold che morí nel 1984 (l'altro figlio morí in guerra). Il giardino fu creato dagli Acton in stile rinascimentale, sull'esempio dei giardini medicei terrazzati inspirandosi in particolare a Boboli e a Villa Medici a Castello.





Si sviluppa su tre terrazze digradanti ed é parte integrante della villa. Il rapporto interno-esterno è creato attraverso due assi che attraversano gli spazi principali della villa mettendola in connessione visiva con gli spazi esterni: il giardino posto sul retro della villa, e il “pomario” posto lateralmente. Il giardino é organizzato con stanze autonome in successione e caratterizzate da elementi ripetuti e variati, architettonici e decorativi, vegetali o scultorei. Fontane, (la presenza dell'acqua si ritrova anche all'interno della villa nella stanza ellittica dello scalone) archi in pietra o di verzura, bordure di bosso e balaustre in pietra, scalinate, elementi misti come le panchine con sedute in pietra e schienale vegetale, e sculture, alcune di epoca greco-romana, altre copie ottocentesche di età classica, si susseguono e danno forma alle stanze del giardino.




Ai lati corridoi verdi, un tempietto, scorci prospettici che culminano in punti strategici, e curiosità. 
Come il teatro vegetale all'aperto dove il palcoscenico d'erba é racchiuso da quinte sempreverdi di bosso e di alloro, e dove il pubblico prendeva posto dando le spalle al nascente quartiere “le cure” giudicato al tempo degli Acton non proprio chic. Il quartiere deve il nome all'usanza popolare di lavare i panni nel "Mugnone", un affluente dell'Arno. Le lavandaie venivano chiamate "curandaie" e brevemente "cure".





Il pomario é il classico orto murato qui decorato a rocaille, ed é la parte più antica del giardino.



Aiuole di giaggioli, viole, rose e sculture, si alternano nell'orto, dove gli spazi per gli ortaggi sono disegnati con basse siepi di bosso e dagli agrumi in vaso.


Sul fondo si trova l'edificio della limonaia, ricovero invernale per oltre un centinaio di piante. E' stata recentemente restaurata per ospitare eventi aperti al pubblico mentre l'orto é uno spazio di studio oltre che fonte di materie prime per la mensa direttamente curato dagli studenti della NYU che vi soggiornano.


Il restauro del giardino, iniziato nel 1999 é tuttora in corso. Le linee guida del recupero, basato sulla numerosa documentazione fotografica presente negli archivi, ha avuto come principio riportare il giardino alle forme e ai volumi acquisiti negli anni trenta, periodo di massimo splendore documentato, rimuovendo e contendo ove possibile la flora infestante e quella cresciuta a dismisura.
Le siepi e le piante di bosso sono state rinnovate. Gli elementi in pietra più degradati sostituiti, e che nonostante il rinnovo si mostrano al visitatore con lo “charme” del tempo passato integrandosi con gli originali coperti dai muschi e dai ben più vecchi segni del tempo.

Chiudo con le parole di Sir Acton


Info e Link

Per arrivare a San Miniato al Monte dalla Stazione ferroviaria di Santa Maria Novella l’autobus da prendere è il numero 12 per il piazzale Michelangelo

Per arrivare a Villa La Pietra bisogna prendere dalla stazione uno degli autobus che arriva a Piazza San Marco (1, 17, 23... o altri) e poi prendere il 25 che porta in Via Bolognese, fermata La Pietra

  • Per la storia del  martirio di San Miniato 
  •  Per la storia dell'architettura e dell'arte nella Basilica San Miniato 
  •  Per la storia, e le collezioni di Villa La Pietra si veda qui 
  •  Le visite guidate della collezione e del giardino si svolgono anche settimanalmente, per partecipare alle visite guidate occorre obbligatoriamente prenotarsi tramite telefono o email, per le indicazioni consultare il sito ufficiale qui
  •  Per gli estratti con la storia degli Acton della villa e del giardino dall'archivio fotografico Acton della NYU