Google+ Badge

lunedì 21 novembre 2016

Di foglie cadute dagli alberi e di trasformazioni














Il lavoro delle settimana scorsa è magicamente svanito e una montagna di foglie bagnate attende la sottoscritta, vittima designata all'esercizio della rastrellatura. Un esercizio zen - meditativo ma anche muscolare, che ho saltato lo scorso weekend dedicato alla costruzione di una cuccia-loft per i miei gatti che hanno traslocato qui in campagna. Terminata al “grezzo” giusto prima dell'arrivo della pioggia e degli ultimi caldi di questo bizzarro autunno. Mancano ancora tinteggiatura e maniglie, ma gli inquilini ne hanno già preso possesso. Presto un post dedicato per gli amanti del bricolage.
Durante il giro di ispezione ho scoperto l'ennesimo disastro dei cinghiali che oltre a lasciare solchi profondi in più punti del prato hanno nuovamente buttato all'aria la bordura di iris piantati in settembre. È la quarta volta che succede, e questa purtroppo non è rimediabile. Nei disastri precedenti la terra era asciutta e soffice, perciò avevo sistemato i bulbi dissotterrati trovati qui e là ricomponendoli alle giuste distanze. Questa volta invece il terreno è troppo bagnato e non riesco a lavorarlo e tanti bulbi sono spariti, forse mangiati o schiacciati sottoterra dal peso delle terribile bestie. Lo scempio sarà purtroppo visibile in primavera in tutto il suo fulgore.
Alla fine di questa giornata deludente è arrivata però una piacevole sorpresa. Ripulendo l'aiuola dai “platicodon” ormai secchi, ho trovato un arbusto di alloro cresciuto spontaneamente, con la base del fusto bello diritto e qualche fogliolina sulla sommità. L'ho prelevato scavando intorno alle radici e piantato nel prato in pieno sole al posto dell'alberello di alloro che, anche se secco ormai da tempo, occupava ostinatamente il centro di una delle aiuole. La morte della creatura è avvenuta in seguito alle numerose graffiature riportate sul tronco da parte dei soliti ed abbondanti ignoti, i bellissimi ma devastanti caprioli o dai terribili cinghiali.
L'intenzione iniziale era sostituirlo con un alberello alto almeno un metro, ma trovandomi tra le mani questo spontaneo, alto si e no una quarantina di centimetri, ho preferito piantarlo anche a costo di aspettare il suo lento sviluppo armata di “pagana” pazienza.


















Due brevi note di chiusura.
Il lauro ( famiglia Lauraceae, genere Laurus ) è costituito da due sole specie il Laurus nobilis, originaria del bacino mediterraneo e L. Canariensis, proveniente dalle isole Canarie. E' una pianta perenne che cresce spontaneamente nei paesi del mediterraneo ma non nelle regioni meriodionali dove il clima è troppo secco. Generalmente assume forma di albero (puó raggiungere i diciotto metri) ma puó essere coltivato a cespuglio ed utilizzato per formare siepi. Può essere anche coltivato in vaso (profondo almeno 60 cm) , anche se ha bisogno di essere rinvasato frequentemente (almeno ogni due anni) perché sviluppa molte radici e va potato con regolarità per migliorarne la forma e limitarne l'accrescimento. La moltiplicazione puó essere effettuata tramite talea autunnale o per propaggine.
Le piante sono dioiche, portano fiori maschili giallognoli o fiori femminili con pistillo che giunto a maturità da origine ad una drupa carnosa blu-nera utilizzata in farmacologia. Sono alberi adatti ad un clima temperato, mal sopportano temperature inferiori alla zero. Il suo nome deriva dal latino laurus che significa nobile. Le foglie dal sapore aromatico si usano in cucina per insaporire piatti di carne e in cottura con i legumi per le sue proprietà carminative - contrasta la formazione di aria nella pancia.

Il suo legno duro ed elastico, veniva utilizzato per costruire piccoli mobili che conservavano l'odore aromatico per diverso tempo. Mantiene ancora oggi il simbolo di gloria e nobiltà accademica per chi con la “laurea” supera gli esami.


L'alloro e il mito di Dafne.
Dafne giovane ninfa dei boschi figlia di Gea e Lacone, disse addio alla vita tranquilla quando Apollo iniziò a rincorrerla posseduto da un incontrollabile passione. Eros vendicandosi di Apollo che lo aveva preso in giro, schioccò due frecce. Una nel cuore di Apollo costringendolo all'amore per Dafne e un'altra nel cuore della poverina per respingerne la passione. Quando Apollo sta per raggiungerla, Dafne disperata, chiede aiuto a sua madre - dea della terra - che per liberarla la trasforma in un albero di alloro. Scena disperata sublimata dal giovanissimo Bernini che nello splendore dei suoi ventiquattro anni da vita al mito pagano creando il gruppo scultoreo “Apollo e Dafne” per la casa del cardinale Scipione Borghese.
La scultura di incomparabile bellezza e tragicità ritrae le due figure in corsa nell'attimo della presa e della trasformazione. Il mito e le implicazioni allegoriche sono così vividamente trasformate in realtà, che Maffei Barberini, futuro papa Urbano VIII, per “giustificare” la presenza di quei “corpi vivi e palpitanti” che niente lasciano all'immaginazione in casa del cardinale, compone il distico morale inciso sulla base:
chi ama seguire le fuggenti forme dei divertimenti alla fine si trova foglie e bacche amare nella mano “